Zakharova, la stella del balletto a Roma dopo la bufera di Firenze
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Redazione Interno
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La tournée italiana di Svetlana Zakharova, étoile del Bol'šoj e deputata della Duma per il partito di Vladimir Putin, prosegue nonostante le polemiche, delineando un quadro di risposte istituzionali divergenti al delicato intreccio tra arte, politica e conflitto. Dopo l’annullamento, che ha assunto rapidamente i toni di un caso diplomatico, dei suoi spettacoli al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, la ballerina si esibirà regolarmente all’Auditorium Parco della Musica di Roma nei giorni 20 e 21 marzo, come previsto dal cartellone del gala "Les Étoiles". L’organizzazione romana, stando a quanto appreso, non ha infatti intenzione di modificare il programma, segnando una netta discontinuità rispetto alla scelta fiorentina.
Il precedente di Firenze e la reazione di Mosca
La sospensione dello spettacolo "Pas de deux for toes and fingers", che avrebbe dovuto vedere in scena la Zakharova insieme al violinista Vadim Repin, fu decisa dal sovrintendente Carlo Fuortes e dalla sindaca Sara Funaro a seguito di una formale richiesta giunta dall’ambasciata ucraina in Italia. La missiva, indirizzata sia al Comune che alla direzione del teatro, sottolineava con forza il pubblico sostegno degli artisti al presidente russo e alle sue politiche, sollecitandone l’esclusione dal cartellone. Una mossa, quella fiorentina, che ha immediatamente innescato una veemente reazione da parte dell’ambasciata russa a Roma, la quale, attraverso i suoi canali ufficiali, ha definito la cancellazione un atto di "russofobia", accusando l’Italia di essersi piegata alle pressioni di Kiev e di aver limitato la propria sovranità culturale.
Un caso oltre le quinte
La vicenda, nata dal tam tam sui social network e dalla formale protesta diplomatica, ha dunque oltrepassato i confini del dibattito artistico per approdare sul terreno delle relazioni internazionali, esponendo le profonde lacerazioni provocate dal conflitto in corso. Mentre da Kiev l’annullamento è stato letto come un gesto di rilevante significato politico, dalla rappresentanza diplomatica russa è arrivato l’attacco frontale, con l’accusa di essere "succubi" delle posizioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dell’Unione Europea. La diversa linea adottata da Roma, che ha scelto di non interferire con la programmazione dell’Auditorium, lascia intendere come la gestione di simili situazioni resti un affare spinoso, destinato a essere valutato caso per caso dalle istituzioni locali e dai direttori artistici, spesso sotto il fuoco incrociato di opposte narrative.
La scena come riflesso delle tensioni
Il tutto, senza che venissero mai messe in discussione le indiscusse doti tecniche della ballerina, il cui nome rimane tra i più celebrati nel firmamento della danza classica mondiale. La controversia si è infatti interamente concentrata sul suo profilo pubblico e sul suo ruolo di parlamentare nel partito di governo russo, elementi considerati inscindibili dalla sua performance artistica da una parte, e del tutto irrilevanti dall’altra. Quel che emerge, al di là delle singole decisioni, è il permanere di un clima teso, in cui il palcoscenico diventa, suo malgrado, un microcosmo nel quale si riflettono e si riproducono tensioni geopolitiche di ben più ampia portata, con gli artisti chiamati a rispondere, a volte, di scelte che travalicano la loro arte.




