Timothée Chalamet e la bufera su opera e balletto: tra lo “schmuck” di Nathan Lane e l'invito di Bocelli
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La domanda, per la verità ciclica nel dibattito culturale, è se l’opera e il balletto siano forme d’arte vive o solo monumenti da preservare. A riaccendere la polemica, nelle scorse settimane, è stata una stellina di Hollywood, Timothée Chalamet, che nel corso di un town hall organizzato da Variety e CNN insieme a Matthew McConaughey ha lasciato cadere una frase, forse pensata per strappare una risata, destinata a diventare un caso. “Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera”, ha dichiarato l'attore, fresco di nomination agli Oscar per Marty Supreme, “in cose del genere dove si tratta di tenere in vita qualcosa che ormai non interessa più a nessuno”. Una dichiarazione, questa, che ha immediatamente scatenato un putiferio, costringendo lo stesso Chalamet a una ritirata strategica, con tanto di scuse formali verso coloro che quelle arti le praticano e le amano. Eppure, il nocciolo della questione, al di là della provocazione estiva, resta: quanto contano ancora queste discipline in un'industria dell'intrattenimento dominata dalle piattaforme e dai supereroi?
A raccogliere il guanto di sfida, tra gli altri, è stato Andrea Bocelli, che ha risposto con l'eleganza e l'autorevolezza di chi quei palchi li ha calcati per decenni. Il tenore italiano, interpellato in merito, ha manifestato il suo stupore per le parole del giovane collega, offrendo però una lettura più profonda della vicenda. “Credo che spesso tendiamo a prendere le distanze da ciò che non abbiamo ancora davvero incontrato”, ha spiegato Bocelli, sottolineando come l’opera e il balletto non siano affatto “arti del passato”, ma linguaggi che attraversano i secoli proprio perché capaci di parlare al cuore. Il cantante, con una mossa da fine diplomatico, ha trasformato la polemica in un'opportunità, lanciando a Chalamet un invito pubblico e diretto: essere suo ospite a uno dei concerti del suo tour, per sperimentare dal vivo quella che lui definisce una “necessità profonda di bellezza, verità ed emozione”. Una risposta, la sua, che ha spostato il confronto su un piano più alto, lontano dalla rissa mediatica.
E di rissa, invece, si è trattato quando nel dibattito sono entrati a gamba tesa due giganti della scena americana, Nathan Lane e Whoopi Goldberg. Ospite a The View, il programma condotto dalla Goldberg, Lane non ha usato mezzi termini nel commentare l'uscita di Chalamet e del suo interlocutore, McConaughey. “Oh, che schmuck”, ha esordito l’attore, reduce dal successo di Death of a Salesman a Broadway. Definito l'intervento del giovane attore “caleidoscopico nella sua stupidità e insensibilità”, Lane ha poi consegnato ai posteri una delle battute più taglienti della stagione: “La gente continuerà ad andare a vedere il Lago dei Cigni e La Traviata molto dopo che a una cena qualcuno chiederà: ‘Chi era Timothée Chalamet?’. È il cerchio della vita dello spettacolo”. Non solo: Lane ha colto l'occasione per una frecciata al film che Chalamet sta promuovendo, un biopic su un giocatore di ping-pong, sottolineando con ironia come l'interesse per quello sport fosse, se possibile, ancora più trascurabile.




