Meloni: "Estendere l'articolo 5 della Nato all'Ucraina, invio truppe non è efficace"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di inviare truppe europee in Ucraina, definendola una soluzione poco efficace e ribadendo che l’Italia non parteciperà a eventuali missioni militari. Durante il Consiglio Europeo straordinario, Meloni ha invece proposto di estendere l’articolo 5 della Nato all’Ucraina, ritenendolo un approccio più duraturo per garantire sicurezza e stabilità nella regione. L’articolo 5, che prevede la difesa collettiva degli Stati membri in caso di attacco, rappresenterebbe, secondo la premier, una risposta più strutturata alle tensioni con la Russia.
La posizione di Meloni arriva in un momento delicato, sia a livello internazionale che interno. Il Consiglio Europeo, convocato per discutere del conflitto russo-ucraino, del riarmo europeo e delle mosse diplomatiche di Trump, ha evidenziato le divisioni non solo tra i Paesi membri, ma anche all’interno della maggioranza di governo italiana. La decisione di Meloni di non riferire in aula al Senato prima del vertice europeo ha scatenato l’ira dell’opposizione, con Pd e Movimento Cinque Stelle che accusano la premier di voler nascondere le fratture interne.
A metà pomeriggio, la notizia del mancato passaggio in Senato ha alimentato ulteriori polemiche. Secondo alcune fonti, Meloni sarebbe infastidita dalle ultime mosse di Matteo Salvini, che ha invocato l’intervento di Trump e si è opposto alle proposte di Macron e Von der Leyen. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha criticato apertamente l’esecutivo, sostenendo che le divisioni interne stiano isolando l’Italia e minando la sua credibilità sulla scena internazionale.
Sul fronte europeo, intanto, i 27 Paesi hanno trovato un accordo sul pacchetto della difesa comune, che prevede la raccolta di 150 miliardi di euro attraverso l’emissione di obbligazioni a tassi bassi e a lunga scadenza. Una parte di questi fondi potrebbe essere utilizzata per investimenti nel settore della difesa, anche se l’Ungheria si è opposta alle formulazioni concordate a livello diplomatico. Meloni, da parte sua, ha escluso l’utilizzo dei fondi per la coesione per l’acquisto di armi, sottolineando la necessità di trovare soluzioni alternative.
Le tensioni internazionali, dal conflitto in Ucraina al riarmo europeo, continuano a mettere alla prova gli equilibri politici, sia in Italia che nel resto d’Europa. Mentre la maggioranza di governo appare divisa, anche tra le forze di opposizione il dibattito rimane acceso, con posizioni spesso contrastanti sulle scelte da compiere. La proposta di difesa comune avanzata da Ursula von der Leyen, ad esempio, ha suscitato reazioni contrastanti, così come il caso Paragon, che ha riportato l’attenzione sull’uso di tecnologie di sorveglianza contro giornalisti e attivisti.




