Un neonato muore dopo un parto improvviso in casa ad Acilia
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Redazione Interno
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Nel primo pomeriggio di lunedì primo dicembre, in un appartamento di via Ludovico Brea, a San Giorgio di Acilia, una giovane donna di 23 anni, di origine peruviana, è stata colta dalle doglie con circa una settimana d'anticipo rispetto alla data del parto che le era stata indicata. La situazione, definita dai sanitari come "precipitata", non le ha concesso il tempo materiale per raggiungere una struttura ospedaliera, cosicché il bambino è venuto alla luce direttamente tra le mura domestiche, in condizioni di estremo pericolo. All'arrivo dei soccorritori, chiamati d'urgenza, il neonato – una femmina, secondo alcune fonti – si presentava già in arresto cardiocircolatorio, segno di una sofferenza acuta iniziata probabilmente durante le fasi finali del travaglio.
I soccorsi e i tentativi di rianimazione
Sul posto, oltre ai professionisti del 118, è intervenuta anche un'automedica, il cui personale ha immediatamente tentato di rianimare la neonata, praticando tutte le manovre di rianimazione cardiopolmonare del caso. I tentativi, protrattisi a lungo nel disperato sforzo di strappare una vita al destino, si sono rivelati però purtroppo infruttuosi. La piccola è stata quindi trasportata in codice rosso all'ospedale Grassi di Ostia, dove i medici del pronto soccorso e della terapia intensiva neonatale hanno provato a proseguire le manovre, constatandone infine l'inutilità. La madre, sotto shock per l'accaduto, è stata a sua volta condotta in ospedale per le dovute cure e per essere assistita, mentre gli investigatori hanno già avviato le prime indagini per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
Le indagini in corso e il quadro clinico
I carabinieri della locale stazione, coordinati dalla procura, stanno ora esaminando ogni dettaglio per accertare le cause del decesso, ascoltando i sanitari intervenuti e acquisendo la documentazione clinica della gestante. Dai primi elementi raccolti, emerge che durante l'ultimo controllo ginecologico la posizione del feto era podalica, circostanza per la quale l'équipe medica che seguiva la giovane aveva già programmato un taglio cesareo, fissato per la seconda settimana di dicembre. Alcuni di essi, interrogati dagli inquirenti, hanno spiegato come un parto podalico naturale – soprattutto se improvviso e non assistito – possa presentare rischi maggiori, tra i quali anche quello di una compressione del cordone ombelicale con conseguente ipossia. La magistratura, per ora, ha disposto l'autopsia sul corpicino della neonata, atto ritenuto indispensabile per stabilire con certezza scientifica le ragioni del decesso ed escludere, come è prassi in simili tragedie, qualsiasi ipotesi di condotta dolosa o colposa.
Il dolore e il rispetto per la privacy
La vicenda, che ha scosso il quartiere periferico a sud della capitale, viene trattata con il massimo riserbo, nel rispetto del dolore straziante dei familiari della donna, la quale – è stato riferito – era regolarmente seguita nel suo percorso di gravidanza. Gli investigatori, mentre procedono con le loro verifiche tecniche e con i necessari riscontri, evitano di rilasciare dichiarazioni che possano in qualche modo alimentare speculazioni su una storia già di per sé drammatica, limitandosi a confermare la sequenza degli eventi così come ricostruita grazie alle prime testimonianze e ai referti sanitari. L'obiettivo principale rimane quello di fare piena luce su quanto accaduto, offrendo nel contempo alla famiglia il sostegno e la discrezione di cui ha bisogno in un momento di così profonda lacerazione.




