Gli occhi chiusi su Gaza, mentre la fame divora l'umanità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella Striscia di Gaza, dove la disperazione ha ormai scavato solchi profondi sui volti della popolazione, migliaia di persone si accalcano attorno alle cucine mobili, spingendosi l’un l’altra pur di afferrare una ciotola di cibo. Quella che si consuma ogni giorno è una lotta silenziosa, fatta di gesti brutali dettati dalla fame, mentre nelle case, lontano dalla folla, bambini e anziani attendono un pasto che forse non arriverà mai. Se si guarda oltre le macerie, ciò che colpisce non è solo la distruzione, ma l’umiliazione di un popolo ridotto a mendicare il minimo per sopravvivere.

Intanto, l’esercito israeliano prosegue le operazioni militari, colpendo oltre cento obiettivi nell’arco di ventiquattr’ore. Tra questi, anche un’abitazione e una scuola adibita a rifugio, secondo quanto riportano le autorità sanitarie locali, che parlano di almeno sessanta vittime. Le immagini diffuse dall’Idf mostrano carri armati avanzare tra edifici ridotti in polvere e soldati muoversi cauti tra le rovine, mentre il conflitto, dopo mesi, non accenna a placarsi.

In Italia, la voce di Ettore Rosato (Azione) si è levata in aula alla Camera per denunciare una situazione che definisce «inaccettabile». «Quello che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania non può essere giustificato», ha dichiarato, sottolineando come dalla lotta al terrorismo si sia passati a «una strage di civili innocenti». Rosato ha chiesto al governo italiano di andare oltre le dichiarazioni e assumere un ruolo concreto, affinché il paese non sia «inesistente» in Medio Oriente

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