Nicolina Giagheddu denuncia il marito per trent'anni di maltrattamenti: "Ho rischiato la stessa fine di Cinzia Pinna"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A un anno esatto dall'omicidio di Cinzia Pinna, la vicenda giudiziaria che ruota attorno alla tenuta Conca Entosa di Palau si arricchisce di un nuovo, drammatico capitolo. Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, il reo confesso del femminicidio, ha presentato una denuncia alla Procura di Tempio Pausania contro il marito Mario Ragnedda.
La donna, assistita dalle avvocate Angela Corda e Rosalia Deiana, ha depositato un esposto di 21 pagine, corredato da video e registrazioni audio, nel quale racconta di aver subito per circa trent'anni violenze fisiche e psicologiche, iniziate subito dopo il matrimonio.
Le accuse e la ricostruzione della donna
Secondo quanto riportato nella denuncia, la Giagheddu descrive un quadro di sopraffazione costante, fatto di pugni in testa per banali disguidi, umiliazioni, minacce di morte e reclusioni in casa. In un'intervista rilasciata a Repubblica, la donna ha raccontato di aver rischiato di fare la stessa fine di Cinzia, sostenendo che sul divano del salotto vi fosse sempre una pistola con il caricatore inserito, più volte puntata contro di lei.
La donna ha riferito di aver lasciato la casa coniugale il 7 ottobre 2025, di aver interrotto ogni rapporto dal novembre successivo e di trovare l'uomo appostato sotto la sua nuova residenza o davanti ai ristoranti che frequenta. La denuncia è arrivata proprio dopo il delitto della 33enne di Castelsardo: "Ho trovato il coraggio di denunciare grazie a lei", ha dichiarato, spiegando di voler rendere giustizia a tutte le donne vittime di violenza.
La replica di Mario Ragnedda
Le accuse sono state respinte integralmente da Mario Ragnedda. Attraverso i suoi legali, l'uomo ha definito le contestazioni "destituite di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della propria onorabilità", sostenendo che la ricostruzione fornita dalla moglie sia frutto di "pura invenzione e di una gravissima alterazione della realtà". Secondo la versione della difesa, sarebbe stata invece la Giagheddu a tenere nel corso degli anni condotte aggressive e minacciose, anche davanti a testimoni, nei confronti del marito e del figlio.
I legali hanno annunciato che valuteranno azioni legali per calunnia e diffamazione.
La lettera di Ragnedda dal carcere di Bancali
A distanza di un anno dal delitto, Emanuele Ragnedda è tornato a parlare attraverso una lettera scritta a mano nella cella del carcere di Bancali e consegnata ai suoi difensori, gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella. Nella missiva, l'imprenditore ribadisce la versione fornita agli inquirenti: quella notte avrebbe reagito a un'aggressione violenta e immotivata, e i colpi esplosi sarebbero stati una reazione imposta dall'istinto di sopravvivenza, con un esito "tanto tragico quanto involontario".
Ragnedda ha affermato di aver interrotto il silenzio mediatico per invitare al rispetto e al garantismo, lamentando la creazione di una narrativa basata su informazioni parziali e spesso false. Ha inoltre chiesto perdono alla famiglia di Cinzia per aver confessato solo dodici giorni dopo il fatto.
Il processo e le contestazioni della Procura
La ricostruzione di Ragnedda è contestata punto per punto dalla Procura di Tempio, secondo cui l'aggressione raccontata dall'imprenditore non sarebbe mai avvenuta e sarebbe stata un mero pretesto per sfogare la sua violenza. Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe approfittato delle condizioni di debolezza in cui versava la giovane, che non conosceva, incontrandola intorno alle 4 del mattino mentre barcollava per strada.
Dopo averla fatta salire in macchina, i due avrebbero raggiunto la tenuta, dove la donna sarebbe stata uccisa con tre colpi di pistola al volto mentre era seduta sul divano, in posizione inoffensiva. Il corpo sarebbe stato poi nascosto tra i rovi ai piedi di un albero, dove è rimasto per dodici giorni. Il processo davanti alla Corte d'Assise di Sassari si aprirà il prossimo 10 novembre; i familiari della vittima si sono costituiti parte civile.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
