Omicidio di Cinzia Pinna: la caccia ai complici di Emanuele Ragnedda
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Redazione Interno
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Il corpo di Cinzia Pinna è sotto i riflettori della medicina legale di Sassari, dove è sottoposto a un esame Tac. Questa ricostruzione virtuale, che precede l'autopsia, ha il compito tecnico e crudele di stabilire l'esatto numero di colpi d'arma da fuoco esplosi contro la trentatreenne di Castelsardo.
Il ritrovamento del corpo
Il corpo di Cinzia Pinna è stato ritrovato solo il 24 settembre tra le sterpaglie della tenuta di Conca Entosa, vicino ad Arzachena, dopo la sua scomparsa nella notte tra l'11 e il 12 settembre. Le condizioni del corpo, segnate dalle intemperie e dalla probabile azione di animali selvatici, lo rendevano pressoché irriconoscibile. Indossava soltanto una maglietta, ultimo indumento di una vita stroncata dalla confessione dell'imprenditore vinicolo Emanuele Ragnedda, titolare della proprietà e ora detenuto nel carcere di Bancali.
La pista di una donna misteriosa
Mentre la scienza cerca la verità fisica dell'omicidio, le indagini dei carabinieri di Olbia, coordinate dalla Procura di Tempio Pausania, si sono allargate. L'attenzione si è concentrata su una figura femminile molto vicina a Ragnedda, forse più grande di lui, la cui esistenza è un tassello decisivo per comprendere la gestione del dopo-delitto. Si tratterebbe di una donna misteriosa la cui presenza nell'entourage dell'uomo è considerata centrale e che avrebbe potuto prestargli aiuto dopo l'uccisione. La sua identità è ancora sconosciuta, ma la sua ricerca è una pista caldissima per verificare l'esistenza di complici.
Le condizioni di Ragnedda e il movente
Dalla cella filtrano notizie sulle condizioni di Emanuele Ragnedda, il quale mostrerebbe dei tagli sul braccio e alla bocca, dipingendo un quadro di un uomo sofferente. La sua confessione non ha placato il lavoro degli inquirenti, che devono ancora ricostruire la dinamica precisa dell'agguato e il movente. L'ipotesi che non abbia agito completamente da solo, ma che possa aver contato sull'appoggio di qualcuno, guadagna sempre più credito.
La caccia ai complici
Parallelamente agli accertamenti sul corpo, procede la caccia a chi possa aver aiutato Ragnedda a tenere nascosta la verità per quasi due settimane. Il sequestro di un telefonino, unito alla ricostruzione dei movimenti e delle frequentazioni di Ragnedda, costituisce la base materiale di questa nuova fase delle indagini. Si cerca di capire chi abbia potuto vederlo o parlare con lui in quei giorni tremendi.




