Luna Rossa sogna il trionfo a Napoli: "Sarà una Coppa America con un tifo speciale"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Luna Rossa ha un sogno, l'America's Cup da vincere il prossimo anno, quella 38ª edizione che per la prima volta nella storia del trofeo più antico del mondo si svolgerà in Italia. Ma Luna Rossa ha anche un'anima, quella del suo equipaggio, di quel team così diverso e pieno di talento che deve imparare a conoscersi perché su una barca così veloce la comunicazione fa la differenza.

Lo si è visto anche sul palco del Festival dello Sport, dove Maria Giubilei, Ruggero Tita, Marco Gradoni, Gianluigi Ugolini e Josh Junior, uno degli allenatori di Luna Rossa, hanno raccontato questo sogno e il loro lavoro. «Siamo il team che per il momento ha navigato di più nelle acque di Napoli. Abbiamo il pubblico che tiferà di noi, ma lo svantaggio è che se vincessimo, non porteremo la coppa in Italia: sarà già in Italia», ha detto Tita con un sorriso.

Un trionfo che vale doppio

Luna Rossa viene dal trionfo di Napoli, dove la scorsa settimana ha vinto la seconda regata preliminare, bissando il successo di Cagliari. «Conosciamo tutti Napoli: ci aspettavamo un tifo speciale, la città ha risposto nel migliore dei modi», ha detto Ugolini. «Ricordo l'ultimo giorno, quando abbiamo finito e siamo passati a salutare i tifosi: mi ha impressionato, erano tutti lì per noi. È un'arma a doppio taglio: senti la spinta di centomila persone tutte lì per te, ma poi se non vinci…», ha aggiunto Gradoni, 22enne con l'aura del predestinato.

«Noi sappiamo quanto Luna Rossa faccia diventare tutti gli italiani dei velisti, come tutte le campagne di Coppa America con l'Italia protagonista», ha detto Tita. «È bello vedere quanto in queste occasioni tutti si avvicinino non solo alla vela ma al mare, qualcosa che può essere vissuto da tutti». Squadra è la parola chiave, per questo sogno di Luna Rossa. È essenziale per capirsi, per conoscersi, per muoversi a bordo di un mezzo così tecnologico e delicato. «Passiamo davvero tanto tempo insieme», ha spiegato Ugolini.

«Questo aiuta a conoscerci, a trovarci bene insieme, che poi è la chiave quando siamo in mare. A Napoli e Cagliari ha fatto la differenza, serve capire anche come reagiamo sotto pressione, quando facciamo errori. È fondamentale».

Una sfida tecnologica prima che sportiva

La sfida, il sogno della America's Cup, è anche tecnologica. «Questa è come la F1 del mare», ha detto Gradoni. «C'è poco fisico, ma tanta coordinazione mentale: bisogna essere bravi a fare le cose insieme». «I velisti lavorano in collaborazione coi designer: devi fidarti di quello che i designer propongono, ma poi devi raccontare le sensazioni in barca in modo da poter continuare a lavorare, a migliorare», ha aggiunto Tita. «Come ogni sport anche noi cerchiamo la perfezione, e nella vela c'è tanto su cui lavorare», ha sottolineato Giubilei.

«Possiamo anche essere perfetti, ma venti e mare non sono sotto il nostro controllo e questo va accettato. Devi capire anche come accettare le sconfitte».

Nel team di Luna Rossa ci sono oltre 120 persone. «È il lavoro che ci metti che fa la differenza», ha raccontato Junior. L'anno prossimo, questo sogno che ha anche un'anima, questo equipaggio così diverso ma accomunato dallo stesso obiettivo, spera di capire come accettare le vittorie.

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