Carlo Conti a Dogliani: tra ricordi, Sanremo e il pubblico che decide

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’affetto del pubblico, quello vero, che non si misura in share ma negli applausi sinceri, nei sorrisi, nelle risate che scoppiano spontanee quando Carlo Conti racconta aneddoti della sua vita. Come quello del figlio Matteo che, all’asilo, lo chiama “babbo” mentre la maestra insiste con il più anonimo “papà”. «Già mi girano le scatole», confessa il presentatore, lasciando trasparire quel legame familiare che, nonostante i riflettori, resta saldo. E poi c’è Fabrizio Frizzi, l’amico di una vita, ricordato con un silenzio carico di emozione prima degli applausi.

A Dogliani, nel cuore delle Langhe, il Festival della Tv 2025 ha aperto i battenti con Conti e Ornella Muti come protagonisti indiscussi. Tra selfie, abbracci e standing ovation, la kermesse si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto, dove si incrociano musica, cinema e televisione. Ludovico Einaudi, Veronica Gentili, Aldo Cazzullo e Urbano Cairo – quest’ultimo lievemente contestato da un paio di tifosi – hanno animato la prima giornata, chiusa dalla cantante israeliana Noa insieme a Gad Lerner, che ha lanciato un messaggio di pace senza giri di parole: «Da anni critico un governo israeliano nemico del suo stesso popolo».

Ma è su Sanremo che, inevitabilmente, si concentrano le domande. E Conti, che nel 2026 tornerà a condurre il Festival, ammette: «Qualcosa mi sta già arrivando, qualche brano tramite le case discografiche». Senza fretta, però. «Alla fine saranno 500 canzoni, e i Big li scelgo solo io: la responsabilità è mia». Un compito che affronta con la stessa passione di chi organizza una festa, perché Sanremo, per lui, è prima di tutto «un rito collettivo».

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