Suprema opposizione: la sinistra si attacca ai massimari, ma il governo prosegue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   ROMA – Non passa giorno senza che il governo Meloni si scontri con l’establishment giuridico, e l’ultimo affondo arriva ancora una volta dalla Cassazione, che ha sollevato nuovi dubbi sull’accordo Italia-Albania per la gestione dei migranti. Se la sezione penale del Massimario aveva già bocciato il decreto sicurezza, ora è quella civile a mettere in discussione il protocollo che prevede il trasferimento dei richiedenti asilo nei centri di Shenjin e Gjader. Un documento di 48 pagine, redatto dai giudici della Suprema Corte, elenca una serie di criticità, sottolineando come l’intesa possa essere «incompatibile con la Costituzione e con il diritto internazionale», in particolare con le norme Ue in materia di asilo.

«La dottrina ha espresso numerosi dubbi», si legge nel testo, che riprende le perplessità già avanzate da giuristi e accademici. Tra le incongruenze segnalate, spiccano quelle relative alla tutela dei diritti fondamentali, con il rischio che i migranti trasferiti in Albania si trovino in un limbo giuridico, privi delle garanzie previste dall’ordinamento italiano. Questioni tecniche, certo, ma che assumono un peso politico non indifferente, considerando l’impegno con cui l’esecutivo ha difeso l’operazione, presentandola come una soluzione innovativa alla crisi migratoria.

Eppure, nonostante le critiche, la risposta del governo è stata immediata e netta. «Avviso ai naviganti: andremo avanti», ha dichiarato Foti, portavoce della maggioranza, ribadendo che le obiezioni della magistratura non fermeranno l’attuazione del piano. Una posizione che conferma lo scontro ormai cronico tra Palazzo Chigi e le toghe, sempre più spesso chiamate in causa per valutare la legittimità delle riforme volute dall’esecutivo.

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