Maltrattamenti in asilo nido a Benevento, Mastella: «Fatti inaccettabili»
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Redazione Interno
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L'amarezza, dichiarata con un tono che è anche una ferita personale, trapela dalle parole del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, a commento dei gravi fatti che hanno portato alla chiusura di un asilo nido cittadino, gestito da suore. «Mi rattrista oltremodo, da uomo di fede», ha sottolineato, «che le indagini siano a carico di un istituto gestito da suore». Pur riconoscendo, attraverso una frase incidentale che sembra voler circoscrivere il danno di immagine, come «laicità e fede tuttavia combacino nel dover ritenere inaccettabili episodi del genere», il primo cittadino ha voluto lanciare un appello affinché l'episodio non alimenti una sfiducia generalizzata. L'educazione di matrice cattolica, secondo la sua visione, resta un presidio pedagogico importante in tutto il Paese, un argine spesso generoso di fronte alle carenze del sistema pubblico.
L'inchiesta dei carabinieri e le accuse
Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, condotte dai carabinieri, hanno infatti dipinto un quadro sconvolgente che ha come teatro una struttura per l'infanzia. A finire nel mirino degli inquirenti, con l'accusa di concorso in maltrattamenti aggravati, sono cinque educatrici. Di queste, tre sono religiose – due originarie del Madagascar e una delle Filippine – mentre le altre due sono insegnanti del capoluogo sannita. Il provvedimento del divieto di dimora, disposto dalla magistratura, segue una serie di riscontri investigativi che hanno portato alla luce comportamenti sistematici e violenti. I bambini, la cui età oscillava tra i dieci mesi e i tre anni, sarebbero stati sottoposti, secondo quanto emerge, a pratiche punitive e degradanti, in un contesto che avrebbe dovuto essere di protezione assoluta.
La rabbia dei genitori e le immagini choc
La scoperta ha generato un'onda di sdegno e incredulità tra le famiglie, una rabbia che si è materializzata in uno striscione apparso davanti all'edificio scolastico, ormai ribattezzato, in un'amara e immediata cronaca popolare, "l'asilo dell'orrore". I dettagli delle accuse, sebbene rispettosamente privi di particolari espliciti, descrivono una condotta educativa basata sull'umiliazione e la coercizione fisica. I piccoli, secondo gli elementi investigativi, venivano legati alle sedie, strattonati con violenza, insultati e colpiti. Alcuni di loro, si apprende, venivano persino buttati a terra, in un clima di terrore che ha lasciato un segno profondo. Davanti alle telecamere, alcune delle maestre indagate hanno reagito alle domande dei giornalisti con un secco «lasciateci stare», mentre la scuola è rimasta chiusa, silenziosa testimone di quanto accaduto.
Il percorso giudiziario e le reazioni istituzionali
Il caso, al di là delle necessarie cautele processuali che vedono le indagate tutte attualmente innocenti fino a eventuale condanna definitiva, ha scosso profondamente l'opinione pubblica, mettendo in luce la vulnerabilità dei più piccoli e la necessità di controlli stringenti, indipendentemente dalla natura giuridica o confessionale degli enti gestori. L'inchiesta prosegue ora il suo corso ordinario, con gli investigatori al lavoro per ricostruire nel dettaglio la dinamica e la portata di quanto avvenuto, mentre l'amministrazione locale è chiamata a gestire le conseguenze immediate, prima tra tutte la ricerca di soluzioni per le famiglie coinvolte. La vicenda, per la sua gravità intrinseca, rimarrà al centro del dibattito cittadino per lungo tempo, sollevando interrogativi che vanno ben oltre il singolo episodio criminoso.




