Benevento, bambini picchiati e insultati all'asilo nido: 5 maestre indagate
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Redazione Interno
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Una vicenda che ha scosso la città sannita, squarciando il velo di fiducia riposto negli ambienti educativi, vede al centro delle indagini un asilo nido gestito da una congregazione ecclesiastica, dove si sarebbero consumati episodi di violenza, sia fisica che psicologica, ai danni di bambini in tenerissima età, alcuni dei quali di appena tre mesi. L’inchiesta, che si è sviluppata grazie alla segnalazione presentata da un rappresentante di una cooperativa del settore socio-educativo, ha portato all’applicazione di una misura cautelare per cinque donne: tre suore – due originarie del Madagascar e una delle Filippine, di età compresa tra i 34 e i 60 anni – e due educatrici laiche del luogo. Per loro il gip Roberto Nuzzo ha disposto il divieto di dimora, accogliendo parzialmente la richiesta della Procura, che aveva ipotizzato gli arresti domiciliari per il reato di concorso in maltrattamenti aggravati.
Le accuse: immobilizzazioni, schiaffi e insulti
Il quadro che emerge dagli atti investigativi, condotti con attenzione dai carabinieri, descrive una realtà che ha ben poco a che vedere con la serenità e la cura che ci si aspetterebbe in un luogo dedicato all’infanzia. Si parla, in particolare, di bambini immobilizzati alle sedioline o ai passeggini utilizzando i loro stessi indumenti, una pratica che di per sé evidenzia un approccio punitivo e privo di qualsiasi riguardo per la sicurezza e la dignità dei piccoli. A ciò si aggiungono, stando a quanto ricostruito, vere e proprie aggressioni fisiche: schiaffi, soprattutto alla nuca, strattonamenti per i capelli e spintonamenti tali da far cadere a terra i bimbi. Non sono mancati, secondo le accuse, neppure gli insulti verbali, rivolti persino al modo di vestire dei piccoli alunni, in un clima di costante intimidazione e paura.
La reazione delle famiglie e le dichiarazioni istituzionali
Il dolore e lo sconcerto dei genitori sono palpabili, come testimoniano le parole di una madre che, parlando dei suoi gemelli di un anno e mezzo, ha riferito di aver rinvenuto dei lividi sui loro corpi dopo la frequenza al nido, definendo l’intera esperienza un vero e proprio “incubo”. Sul caso è intervenuto anche il sindaco Clemente Mastella, il quale, definendo l’accaduto “gravissimo”, ha assicurato l’impegno dell’amministrazione per trovare una collocazione alternativa e sicura per i piccoli alunni coinvolti, sottolineando la necessità di garantire loro un ambiente educativo sereno e protetto. Le indagini proseguono per accertare le dinamiche precise e la possibile responsabilità di altre figure, in un contesto che ha visto coinvolta, tra le indagate, anche la figura della madre superiora della struttura.
Le misure cautelari e il percorso giudiziario
L’emissione del provvedimento di divieto di dimora segna una tappa fondamentale nell’iter processuale, rappresentando la risposta dell’autorità giudiziaria alla gravità delle ipotesi di reato. La decisione del gip, dopo l’istruttoria della Procura guidata dal procuratore Aldo Policastro, tiene conto della necessità di garantire le indagini, evitando possibili contaminazioni delle prove o condizionamenti sui testimoni, ma al tempo stesso valuta le circostanze personali delle indagate, optando per una misura diversa dalla custodia in carcere o dagli arresti domiciliari. Il percorso legale è appena iniziato e dovrà ora accertare, nel contraddittorio tra accusa e difesa, la fondatezza delle accuse che hanno portato alla luce una situazione di profonda sofferenza per i più indifesi.




