Il nido, le seggioline e quell’ombra nel dormiveglia: a Verona cinque maestre interdette dopo i filmati dei carabinieri
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Redazione Interno
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Nel centro di Verona, a poche centinaia di metri dall’Arena e dalle vetrine luminose, c’era una struttura – un asilo nido privato – dove l’infanzia, invece di essere custodita, veniva strattonata. I carabinieri del Nucleo Operativo e della Stazione di Verona Principale, coadiuvati dal Nas di Padova, hanno eseguito nei giorni scorsi un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che interdice cinque educatrici dalla professione per la durata di un anno; provvedimento che si accompagna al sequestro probatorio dell’immobile, volto a interrompere quanto accadeva e a fissare la prova -1-6.
L’inchiesta, aperta a dicembre del 2025, si è avvalsa di un impianto di videoregistrazione installato dagli stessi investigatori all’interno dei locali. Ed è stato proprio lo scorrere di centinaia di ore di quei filmati – una mole imponente di sequenze – a restituire ai magistrati della Procura di Verona, guidata dal procuratore Raffaele Tito, la dimensione esatta di ciò che accadeva quando le porte del nido si chiudevano dietro le famiglie -4-7.
Trascinati, legati, puniti: la quotidianità della violenza
Le immagini mostrano bambini di età compresa tra i nove mesi e i tre anni – alcuni dei quali ancora in piena fase di svezzamento – spostati da un ambiente all’altro non prendendoli per mano o sollevandoli con cautela, bensì tirandoli per un braccio o trascinandoli direttamente sul pavimento con i piedi che strisciavano. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato negli atti, le educatrici sottoponevano i piccoli a strattoni, spintoni, scappellotti, schiaffi al volto e pizzicotti -4-8.
Durante l’ora del pasto, alcuni bambini venivano legati alle seggioline con una costrizione tale da impedire ogni movimento; in altre circostanze venivano relegati in punizione negli angoli della stanza, isolati dal resto del gruppo. Un gesto, tra i tanti, è stato descritto come particolarmente emblematico: una maestra, dopo aver sgridato una bambina, ha scagliato una seggiolina contro il muro per poi avvicinarsi alla piccola, infilare con forza il ciuccio nella sua bocca e costringerla ad abbracciare un peluche -1-5.
Tra gli episodi che hanno assunto maggiore rilevanza nell’ordinanza cautelare vi è quello di una bambina – la stessa, forse, oggetto di quella collera improvvisa – sistemata a dormire non in un lettino o in uno spazio comune, ma in uno sgabuzzino buio, adibito a ripostiglio, su di un materassino poggiato direttamente sulle piastrelle del pavimento; lì veniva lasciata sola, con soltanto della musica diffusa nell’aria come unico accompagnamento al sonno -3-7.
Oltre il l’abbandono igienico e la negazione della cura
L’indagine della Procura non si è limitata a rilevare le condotte violente. Accanto ai maltrattamenti fisici, il fascicolo contiene una lunga serie di violazioni delle norme igieniche che configurano, agli occhi dei magistrati, un ulteriore profilo di disvalore. I bambini venivano lasciati sporchi dopo essere stati accompagnati al bagno; nessuna delle operatrici provvedeva a pulirli né, tanto meno, a fornire assistenza nell’igiene personale, con la conseguenza che i più piccoli restavano a lungo a contatto con le proprie urine -3-8.
Le telecamere hanno documentato anche prassi quotidiane di una sciatteria che pare programmatica: l’utilizzo per i bambini degli stessi cucchiai che le maestre avevano precedentemente portato alla propria bocca, il calpestare con le scarpe i materassini su cui erano stese le lenzuola, la consuetudine di gettare a terra la biancheria pulita. In un’occasione, una delle educatrici è stata ripresa mentre raccoglieva un ciuccio caduto sul pavimento del bagno – senza alcuna operazione di pulizia o sanificazione – e lo rimetteva immediatamente a disposizione dei piccoli -4-8.
Persino il cambio del pannolino, attività cardine della cura al nido, avveniva sistematicamente sul pavimento del bagno, ignorando la presenza di un fasciatoio regolarmente installato e, dunque, perfettamente utilizzabile. Elementi che, nell’insieme, delineano una gestione del gruppo priva di quelle minime competenze educative e assistenziali richieste dalla professione.
Cinquantanta episodi e quindici bambini: la dimensione della sistematicità
Gli inquirenti hanno circoscritto l’ambito della condotta a non meno di cinquanta episodi distinti, accertati dalle videoriprese, che hanno coinvolto una platea di vittime composta da circa quindici bambini. Non si tratta, pertanto, di singoli scatti d’ira o di reazioni estemporanee: il quadro probatorio restituisce l’immagine di un modus operandi consolidato, di una metodologia educativa che faceva della coercizione fisica, dell’umiliazione e dell’abbandono igienico gli strumenti ordinari di gestione della routine -1-3.
Il provvedimento di interdizione – che impedisce alle cinque indagate di esercitare la professione di educatrice per un anno – rappresenta una misura cautelare personale adottata dal Gip su richiesta della Procura. Il sequestro della struttura, invece, risponde a una duplice finalità: impedire la prosecuzione dei maltrattamenti, che al momento dell’esecuzione risultavano ancora in atto, e garantire la conservazione della prova, essendo l’immobile il luogo in cui le condotte sono state sistematicamente perpetrate -6-7.
La Procura della Repubblica, per voce del procuratore Tito, ha fatto sapere attraverso una nota ufficiale che la magistratura e i carabinieri rimangono a disposizione dei genitori – i quali, comprensibilmente, vivono ore di profonda apprensione – per chiunque volesse fornire ulteriori elementi utili all’accertamento del vero. Un appello che lascia intendere come l’attività investigativa, sebbene già avanzata, non possa dirsi conclusa -1-5.




