Gaza, i morti superano i 69.000 mentre proseguono le restituzioni dei corpi degli ostaggi
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Redazione Esteri
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Il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza, un dato che continua a salire in maniera inesorabile da quando è iniziato il conflitto, ha ormai superato la soglia dei 69.000 morti. A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa Wafa, la quale, citando le autorità locali che controllano l’enclave, ha specificato come il numero preciso dei deceduti sia arrivato a 69.169, a cui si sommano ulteriori 170.685 feriti. Molti di questi corpi, che si vanno ad aggiungere a un computo già di per sé drammatico, sono stati recuperati di recente sotto le macerie degli innumerevoli edifici distrutti, un'operazione resa possibile da una momentanea tregua che, iniziata il 10 ottobre, non ha comunque impedito che 241 palestinesi perdessero la vita e che altri 614 rimanessero feriti in quello stesso lasso di tempo.
L'identificazione di un ostaggio
Parallelamente alla tragica contabilità che proviene da Gaza, si svolgono, seppur con un ritmo differente, le procedure per la restituzione dei corpi degli ostaggi trattenuti nella Striscia. L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha infatti confermato l’identità della salma che era stata consegnata il giorno precedente dalla Jihad Islamica palestinese, identificandola in quella di Lior Rudaeff, un uomo di 61 anni. Secondo quanto ricostruito dalle autorità israeliane, e come riportato da fonti giornalistiche locali, Rudaeff fu ucciso mentre si trovava a combattere durante gli eventi del 7 ottobre 2023; la sua salma, in seguito, fu prelevata dai militanti del gruppo palestinese e trasferita a Gaza. “Il governo israeliano”, si legge in una nota ufficiale che esprime vicinanza al dolore dei familiari, “condivide il profondo dolore della famiglia Rudaeff e di tutte le famiglie degli ostaggi caduti”.
Le dichiarazioni della Jihad Islamica
Proprio la Jihad Islamica palestinese, per mezzo del suo braccio armato noto come Brigate al-Quds, aveva annunciato per tempo la propria intenzione di consegnare la salma di un ostaggio, una notizia che è stata prontamente ripresa dai media israeliani. L’organizzazione, la quale ha ribadito che la consegna sarebbe avvenuta nella serata, ha quindi mantenuto l’impegno preso, permettendo il rimpatrio del corpo. Questi passaggi rientrano negli accordi di tregua più ampi, i quali prevedono, tra le altre cose, la riconsegna di tutti i corpi degli ostaggi che si trovano ancora all’interno del territorio di Gaza.
Il quadro delle salme ancora da riconsegnare
Allo stato attuale, stando a quanto emerge dalle informazioni disponibili, i corpi degli ostaggi che permangono nella Striscia di Gaza sono sei, una cifra che include anche quello di un cittadino thailandese. Di contro, ventidue salme sono già state rimpatriate in ottemperanza a quanto stabilito dagli accordi di cessate il fuoco intervenuti tra Israele e Hamas, un processo che, nonostante le difficoltà, procede lentamente verso il suo completamento. La restituzione di ciascuna salma, un atto carico di un significato umanitario profondo, rappresenta un tassello nel complesso mosaico di gesti che accompagnano la fragile tregua.




