Thiago Motta si racconta: tra equilibri, ombre e verità scomode

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Due settimane dopo l’addio alla Juventus, Thiago Motta ha scelto il Corriere della Sera per parlare, concedendo a Walter Veltroni un’intervista che, inevitabilmente, riaccende i riflettori su una stagione controversa. Le sue parole, come spesso accade quando si tratta di lui, oscillano tra sincerità disarmante e reticenze calcolate, riflettendo lo stesso approccio che lo ha caratterizzato in panchina: pochi gol, molte partite chiuse a chiave, e qualche risultato eclatante, in positivo o in negativo.

Sul rapporto con i giocatori, Motta nega tensioni insanabili, ma ammette dinamiche complesse. “Con Danilo è stato un rapporto normale tra allenatore e capitano”, afferma, sottolineando come la necessità di ringiovanire la squadra abbia influito sulle scelte. Quanto a Moise Kean, il discorso si fa più sfumato, lasciando intuire divergenze mai risolte. Eppure, a sentire lui, tutto sarebbe rientrato nella fisiologia di un gruppo in evoluzione. Peccato che le “due figuracce finali” – come le definisce con amara ironia – abbiano offuscato il percorso.

Giovanni Capuano, tra i tanti a commentare l’intervista, non ci sta: “Sembra un’altra comunicazione fallita”, scrive su X, criticando la minimizzazione dei conflitti con Danilo e Vlahović. E in effetti, Motta sceglie di non approfondire, preferendo una narrazione lineare, dove gli errori sono eccezioni e non sintomi.

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