Personale Ata, dopo la mobilità restano scoperti quasi 35mila posti: il sindacato denuncia il precariato endemico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La pubblicazione degli esiti della mobilità del personale Ata, avvenuta lo scorso 12 giugno, ha restituito un quadro che, sebbene atteso, non manca di suscitare più di una riflessione sullo stato di salute del comparto scuola: a fronte dei trasferimenti e dei passaggi di profilo, rimangono vacanti ben 34.969 posti in organico di diritto, un numero, questo, che supera addirittura di 1.157 unità le disponibilità registrate al termine delle medesime operazioni per l'anno scolastico precedente.

La fotografia scattata dalla Uil Scuola, che ha elaborato i dati ministeriali per fornire un prospetto dettagliato delle residue possibilità di assunzione, rivela una distribuzione dei vuoti piuttosto eterogenea tra i diversi profili professionali, con una concentrazione massiccia nelle figure di supporto. A trainare questa classifica dell’indisponibilità, se così la si può definire, sono i collaboratori scolastici, per i quali si contano 21.391 posti ancora da coprire, seguiti a debita distanza dagli assistenti amministrativi, con 8.

374 unità, e dagli assistenti tecnici, fermi a quota 3.597.

Completano il quadro, seppur con cifre più contenute, i posti per funzionari e per l’elevata qualificazione (971), gli operatori dei servizi agrari (241), i cuochi (216), i guardarobieri (136) e, infine, gli infermieri (43).

La mappa delle opportunità: Lombardia e Lazio fanno incetta di posti vacanti

Se si scende nel dettaglio territoriale, emerge una chiara polarizzazione delle opportunità, che tendono a concentrarsi prevalentemente nelle regioni del Nord e in quelle con le maggiori densità abitative e scolastiche. Per i collaboratori scolastici, la Lombardia fa da padrona con 4.635 posti disponibili, quasi un quarto del totale nazionale, grazie anche al contributo determinante della provincia di Milano (1.547 posti) e di quelle di Brescia (622) e Bergamo (556).

Alle sue spalle, ma a debita distanza, si piazzano Veneto (2.238) e Lazio (2.069), mentre Emilia-Romagna e Piemonte superano entrambe quota 1.900, a testimoniare come il problema delle piante organiche scoperte sia un fenomeno trasversale, che interessa gran parte del Paese sebbene con intensità diverse. Sul versante opposto, invece, vi sono regioni come Molise (120 posti) e Basilicata (216), dove la ridotta dimensione del sistema scolastico si traduce, di contro, in un minor numero di posti vacanti.

Anche per il profilo degli assistenti amministrativi il podio delle regioni con maggiori disponibilità è occupato dalla Lombardia, che totalizza 1.928 posti vacanti, quasi un quarto dell’intero contingente nazionale, con la sola provincia di Milano che ne conta 637. Seguono il Lazio con 959 posti (di cui 745 solo a Roma) e il Veneto a quota 869, a dimostrazione di un fabbisogno amministrativo che cresce in modo direttamente proporzionale al numero di istituti e di alunni presenti sul territorio.

Assunzioni a tempo indeterminato, il nodo del contingente e il rischio di un altro anno di precariato

Se da un lato questi numeri rappresentano, per i candidati in graduatoria, una mappa di potenziali destinazioni, dall'altro lato essi svelano il perdurare di una criticità strutturale che il sindacato denuncia ormai da anni. Il punto nodale, come sottolineato dagli stessi rappresentanti della Uil Scuola, risiede nella discrepanza cronica tra i posti realmente esistenti e il contingente di assunzioni a tempo indeterminato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze autorizza di anno in anno.

Una distanza, quest'ultima, che appare incolmabile se si considera che nelle ultime tornate le immissioni in ruolo per il personale Ata si sono attestate mediamente intorno alle 9.000 unità; ciò significa che, dei quasi 35.000 posti vacanti, la stragrande maggioranza, circa 26.000, verrà verosimilmente coperta con contratti a tempo determinato, alimentando così quel bacino di precariato che ormai costituisce una costante del sistema scolastico italiano.

La Uil Scuola, richiamandosi anche a una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha censurato l'abuso dei contratti a termine proprio nel settore Ata, ribadisce con forza la necessità di procedere a una stabilizzazione massiccia del personale, evitando di perpetuare un modello che scarica sulle spalle di decine di migliaia di lavoratori l'incertezza e l'instabilità, pur garantendo ogni giorno i servizi essenziali della scuola pubblica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.