Omicidio a Cinisello Balsamo, il figlio uccide il padre a martellate e poi lo brucia vivo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle prime ore di giovedì 11 giugno, una pattuglia dei carabinieri della stazione di Cinisello Balsamo, che stava transitando lungo via Casati, ha notato un denso fumo nero avvolgersi attorno a un balcone al nono piano di un palazzo. Quella che i militari avevano inizialmente scambiato per una banale emergenza domestica – magari un cortocircuito o un mozzicone lasciato acceso – si è rivelata la scena di un parricidio raccapricciante.

Nel tentativo di domare le fiamme con gli estintori in dotazione, in attesa dei vigili del fuoco, gli agenti si sono trovati di fronte al corpo senza vita di un uomo. Si tratta di Giuseppe Arena, 73 anni, colpito alla testa con un oggetto contundente (verosimilmente un martello) e poi cosparso di benzina; il rogo, appiccato dal figlio mentre il padre era probabilmente ancora in fin di vita, lo ha ridotto in fin di vita, completando l’opera omicida.

Il precedente del 2017 e l’incapacità di intendere

Il presunto assassino, bloccato immediatamente all’interno dell’abitazione, è Raffaele Arena, 47 anni, un nome che non è nuovo alle cronache giudiziarie della provincia di Monza. L’uomo, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe affetto da disturbi della personalità – tanto da essere in cura presso un centro psico-sociale della zona –, non era estraneo alla violenza letale.

Nel 2017 era già stato condannato per “omicidio preterintenzionale”: in quell’occasione, fuori da un bar, aveva colpito un anziano che, sbattendo violentemente la testa al suolo, era spirato in ospedale dopo quindici giorni di agonia. Per quel gesto, gli erano stati inflitti cinque anni di detenzione in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), l’ex ospedale psichiatrico giudiziario, poiché i periti lo avevano giudicato incapace di intendere e di volere.

Come se non bastasse, dieci giorni prima del fattaccio di ieri, Arena era stato accusato di lesioni dolose ai danni dell’allora convivente della madre.

La dinamica dell’aggressione e l’intervento dei soccorsi

La ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla Procura di Monza, dipinge un quadro di ferocia che ha dell’incredibile. Secondo l’accusa, il 47enne avrebbe prima aggredito il padre con un corpo contundente, riducendolo inerme a terra (forse già senza sensi), per poi versargli addosso il liquido infiammabile. L’urlo lacerante della vittima o il semplice bagliore delle fiamme hanno attirato l’attenzione dei passanti e della pattuglia sottostante.

I carabinieri della Sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, accorsi in supporto, hanno cercato disperatamente di arginare il rogo con gli estintori prima che le fiamme si propagassero all’intero appartamento, ma per il 73enne non c’era già più nulla da fare. Sul posto sono intervenuti il medico legale e la Sezione Investigazioni Scientifiche dell’Arma, impegnati nei rilievi per confermare la dinamica dei colpi inferti prima dell’incendio.

La madre e la faticosa gestione dei farmaci

La madre di Raffaele Arena, visibilmente sconvolta, si è affacciata alla cronaca con un misto di incredulità e rassegnazione. “Facevamo fatica a seguirlo nella gestione dei farmaci – avrebbe raccontato ai cronisti presenti –, ma fino a ieri mio figlio sembrava tranquillo. L’ho visto ed era sereno. Non lo so cos’è successo”. L’uomo, dopo un periodo trascorso in comunità, era tornato a vivere con il padre; un rientro che la donna descriveva come apparentemente pacifico.

Raffaele Arena è stato trasferito in un reparto di psichiatria sotto stretto controllo militare, a disposizione del pm Claudio Gittardi (capo della Procura di Monza), in attesa dell’interrogatorio di convalida per l’accusa di “omicidio aggravato”.

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