Il figlio uccide la madre a martellate e la seppellisce nel bosco per non perdere la sua pensione: "Non era un bravo figlio"
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Redazione Interno
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Lo avevano incrociato, negli anni, al bar del paese: lei, Enrica Bardotti, con il suo cappotto beige e il rossetto sempre curato, intenta a compilare cruciverba sorseggiando uno spritz. Lui, Marco Paventi, il figlio cinquantottenne, lo incrociavano meno, ma di lui qualcuno aveva sentito parlare. “Diceva sempre che non aveva un bravo figlio”, racconta la barista del Caffè Garbo di Piobesi Torinese, l’ultimo posto dove l’anziana è stata vista viva il 16 gennaio, ricordando le confidenze di Enrica. Parole, quelle della donna, che oggi, dopo il ritrovamento del suo Corpo senza vita in un bosco tra Nichelino e Vinovo, suonano come un tragico presagio. La signora, ottantaseienne vedova e con una sorella anziana a Roma, viveva con il figlio in corso Italia, in quella che doveva essere la loro casa e che invece, a metà gennaio, è diventata teatro di un delitto consumato per denaro.
Le indagini, partite dalla segnalazione di un’amica della vittima insospettita da un silenzio innaturale e dalle risposte elusive del figlio – il quale sosteneva che la madre fosse partita per un viaggio – hanno portato i carabinieri della stazione di Carignano a bussare alla porta di Paventi. L’uomo, disoccupato e incensurato, dopo avere inizialmente fornito versioni confuse e contraddittorie, ha infine accompagnato i militari in una zona boschiva, affermando di avervi seppellito la madre dopo averla trovata già morta in casa per cause naturali -1-4. Una messinscena, quella dello choc e del seppellimento dettato dal panico, che è però durata poche ore: sottoposto a fermo di polizia giudiziaria e interrogato dal pubblico ministero Francesco La Rosa, l’uomo ha crollato, confessando l’omicidio -7-9.
Il movente economico e la vita grama di una pensione contesa
Il movente, emerso con chiarezza durante l’interrogatorio, è di una drammatica lucidità: Paventi, il cui unico sostentamento era costituito dalla pensione della madre, ha ammesso di averla uccisa per il timore di perdere quei soldi -2-3. “Non volevo perdere i soldi della sua pensione, che sono il mio unico sostentamento”, avrebbe dichiarato l’uomo secondo quanto riportato, rivelando una dipendenza economica totale dall’anziana genitrice -2. Un rapporto, quello tra i due, che chi conosceva Enrica descrive come segnato da tensioni e liti frequenti, spesso proprio per ragioni di denaro, con il figlio che – secondo le testimonianze raccolte in paese – si sarebbe reso protagonista in passato di episodi di violenza nei confronti della madre, arrivando a picchiarla. La donna, che cercava sollievo dalla solitudine e dai problemi familiari tra le parole crociate di un bar e la compagnia di un aperitivo, confidava a pochi intimi quel rapporto difficile.
Dal punto di vista tecnico, l’omicidio sarebbe stato commesso all’interno dell’abitazione di corso Italia: Paventi avrebbe colpito la madre alla testa con un martelletto, e non una volta soltanto -6. Un’azione brutale, compiuta con un oggetto comune, che ha posto fine alla vita della donna intorno a metà gennaio, datazione su cui gli inquirenti lavorano per ottenere conferme più precise dall’autopsia disposta dalla procura. Dopo il delitto, il figlio ha caricato il corpo senza vita della madre sulla sua Fiat 500 rossa – un’auto che molti in paese associavano all’anziana signora – per trasportarlo e seppellirlo in una zona isolata, a poca distanza dalla palazzina di caccia di Stupinigi, dove è stato poi ritrovato dai vigili del fuoco e dai carabinieri in avanzato stato di decomposizione -1-8.
Una vita spezzata tra le mura domestiche e il bosco come tomba
La dinamica ricostruita vede quindi Paventi agire con determinazione: prima l’aggressione fatale in casa, poi il tentativo di far perdere le tracce del, sepolto frettolosamente nel bosco. Un progetto criminoso, quello dell’occultamento, che l’uomo ha tentato di giustificare inizialmente con la volontà di dare comunque sepoltura alla madre, salvo poi dover ammettere la realtà dei fatti di fronte all’incalzare degli inquirenti -6. La confessione integrale, resa al magistrato, ha portato alla convalida del fermo per i reati di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, con l’uomo che è stato tradotto in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria -2.
Il silenzio di una comunità e le parole sospese di un parroco
A Piobesi Torinese, intanto, resta il vuoto lasciato dalla “signora del cruciverba”. L’ultima volta che don, il parroco del paese, l’aveva vista era dopo le festività natalizie, seduta al suo solito posto in chiesa -6. Poi, il nulla. Un’assenza prolungata che, in un piccolo centro, poteva anche non destare immediato allarme, data l’età della donna, ma che per un’amica attenta è diventata subito un campanello d’allarme. È stata la sua perseveranza, il suo non accontentarsi delle risposte vaghe fornite da Paventi, a mettere in moto la macchina delle indagini che ha portato alla luce la verità -5. Adesso, mentre gli inquirenti continuano a lavorare per definire ogni dettaglio di questa vicenda, le parole di chi ascoltava le confidenze di Enrica riecheggiano con più forza: non era un bravo figlio, lo diceva lei, e lo sapevano in molti.




