Il tabellino dell’incontro tra i ministri economici Ue e il canadese Champagne e le ipotesi di un accordo commerciale con l’Indo-Pacifico
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Redazione Esteri
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L’Unione europea e il Canada stringono i tempi sulla reciproca collaborazione economica, e non si tratta soltanto di una stretta di mano formale. A Bruxelles, al tavolo dell’Eurogruppo allargato, si è seduto per la prima volta il ministro delle Finanze di Ottawa, François-Philippe Champagne, un’eventualità che fino a pochi mesi fa sarebbe stata semplicemente impensabile. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha sottolineato come l’incontro, voluto per discutere degli squilibri globali e dei rischi geoeconomici correnti, rappresenti un passo concreto verso il rinsaldamento di un legame che, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, assume i contorni di una necessità strategica piuttosto che di una semplice opzione diplomatica -3-7. Il Canada, membro del G7 e della Nato e storico partner commerciale grazie al Ceta, diventa così il riferimento principale per quei Ventisette che cercano interlocutori stabili in un Nord America dove gli Stati Uniti appaiono sempre più imprevedibili e orientati a politiche protezionistiche.
Il grande disegno commerciale che unirebbe Bruxelles all’area dell’Indo-Pacifico
Non è solo una questione di rapporti bilaterali con Ottawa, però, perché dalle indiscrezioni raccolte da Politico emerge un’iniziativa ben più ambiziosa che coinvolgerebbe l’Unione europea, il Canada e i principali Paesi dell’Indo-Pacifico. Si parla dell’esplorazione di un progetto di cooperazione commerciale di dimensioni notevoli, un’alleanza economica che potrebbe ridefinire gli equilibri del commercio mondiale mettendo insieme circa un miliardo e mezzo di persone -5. Al centro delle trattative informali, che vedrebbero il premier canadese Mark Carney in prima linea come tessitore di questa rete, ci sarebbe l’idea di collegare le filiere produttive del mercato unico europeo con quelle dei membri del Cptpp, l’accordo transpacifico che include nazioni come Giappone, Australia, Vietnam e Malaysia. L’obiettivo, spiegano i funzionari coinvolti, non è tanto quello di siglare un trattato onnicomprensivo in tempi brevi, ma di lavorare su meccanismi come il cumulo dell’origine, che semplificherebbe le regole doganali permettendo ai produttori di utilizzare componenti provenienti da diverse aree del blocco senza incorrere in dazi penalizzanti -5.
L’analisi di Visco e la necessità di un ruolo geopolitico non subordinato per l’Europa
In questo quadro di ridefinizione degli assetti globali, si inserisce la riflessione di Ignazio Visco, governatore onorario di Banca d’Italia, il quale, intervenendo a un incontro a Brescia, ha offerto una lettura precisa delle difficoltà e delle potenzialità europee. Citando le diagnosi di Mark Carney e Mario Draghi sulla rottura dell’ordine mondiale liberale e sul collasso delle architetture di pace e prosperità del secondo dopoguerra, Visco ha sottolineato come le politiche della nuova amministrazione Trump abbiano accelerato una frammentazione già in atto -2. Il protezionismo diffuso e la ricerca unilaterale di vantaggi in un gioco a somma zero, secondo l’ex governatore, rischiano di produrre danni per tutti, rendendo indispensabile per l’Unione europea una reazione coesa. Di qui l’indicazione di due strade maestre: da un lato ridurre la frammentazione interna che impedisce all’Europa di parlare con una voce sola in materia di politica economica e commerciale; dall’altro, e questo è il passaggio cruciale, ricercare un ruolo geopolitico attivo e non subordinato a quello degli Stati Uniti o della Cina -2-10.
Dai negoziati con l’Indonesia ai segnali di un nuovo multilateralismo possibile
Che la direzione indicata da Visco non sia soltanto teoria, lo dimostrano i fatti concreti che stanno maturando sia a Bruxelles che a Ottawa. L’accelerazione impressa ai negoziati commerciali con l’Indonesia ne è un esempio lampante: dopo un decennio di discussioni, l’Unione europea ha siglato un accordo di libero scambio con Giacarta, seguito a ruota da un'intesa analoga tra il Canada e il paese asiatico -1-9. Una tempistica che non è frutto del caso, ma che riflette la volontà comune di diversificare i partner commerciali per minimizzare i rischi legati alla volatilità delle tariffe doganali statunitensi. L’Indonesia, paese più popoloso del Sud-Est asiatico e sede dell’Asean, diventa così un ponte strategico per accedere a mercati in crescita e per bilanciare il peso dell’asse atlantico tradizionalmente dominato da Washington. In questo mosaico in rapido movimento, il Canada gioca un ruolo di cerniera naturale tra le due sponde dell’oceano, forte di una credibilità costruita negli anni e di un’economia che, pur dipendente dal vicino statunitense, cerca con determinazione nuovi sbocchi e nuove alleanze per garantire la propria prosperità futura.




