La ‘regina della ketamina’ condannata a 15 anni per la morte di Matthew Perry

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il tribunale federale di Los Angeles, presieduto dalla giudice Sherilyn Peace Garnett, ha chiuso uno dei capitoli più oscuri legati alla scomparsa di Matthew Perry, l’indimenticato Chandler Bing di “Friends”, deceduto il 28 ottobre 2023 all’età di 54 anni. Jasveen Sangha, 42 anni, residente a North Hollywood e nota negli ambienti del narcotraffico con lo sprezzante soprannome di “regina della ketamina”, è stata condannata a 15 anni di reclusione. La donna si era dichiarata colpevole lo scorso anno – riuscendo a evitare un processo che sarebbe stato potenzialmente devastante per le sue sorti giudiziarie – di cinque gravi capi d’accusa: tra questi, la gestione di un immobile adibito allo spaccio, tre episodi di distribuzione della sostanza e, il più grave, la distribuzione di ketamina che ha provocato la morte o lesioni personali gravissime.

L’impero della droga e la dose letale

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’abitazione della donna era molto più di un semplice punto di passaggio per stupefacenti: si trattava di un vero e proprio emporio, un deposito organizzato (definito nei documenti come “stash house”) da dove Sangha, almeno dal 2019, gestiva un fiorente business rivolto a una clientela facoltosa di Hollywood. Durante le perquisizioni, le autorità hanno sequestrato decine di fiale di ketamina, migliaia di pillole tra metanfetamine, cocaina e Xanax, il tutto finanziato da uno stile di vita appariscente che la donna manteneva grazie ai proventi illeciti. La sua ascesa nel giro criminale, come si legge nelle memorie dell’accusa, era caratterizzata da una “fredda insensibilità e un disprezzo per la vita”. In particolare, per quanto riguarda la morte della star, la Sangha ha fornito la ketamina che, iniettata all’attore dal suo assistente personale, ne ha determinato l’overdose fatale, trovato poi privo di vita nella vasca idromassaggio della sua residenza.

La strategia della procura e un precedente oscuro

I pubblici ministeri avevano caldeggiato proprio la pena dei 15 anni, ritenuta esemplare ma proporzionata alla pericolosità sociale dell’imputata. A differenza di quanto chiesto dalla difesa, che sperava in una limitazione della pena al tempo già trascorso in custodia cautelare (Sangha è detenuta dall’agosto 2024), la giudice Garnett ha accolto le richieste dell’accusa. Questa decisione è stata rafforzata dal fatto che Sangha non era una spacciatrice occasionale; la sua “attività su larga scala” aveva già causato un'altra vittima in passato, un certo Cody McLaury, deceduto poche ore dopo aver acquistato da lei quattro fiale di droga nel lontano 2019. I pm hanno sottolineato come la donna avesse avuto l’opportunità di fermarsi dopo quel decesso – avrebbe potuto scegliere di interrompere quella spirale di morte – ma abbia invece continuato a vendere con avidità, mostrando scarso rimorso anche nei colloqui intercettati in carcere, dove discuteva persino di ottenere diritti editoriali sulla propria storia.

Il quadro complessivo delle responsabilità

La condanna di Jasveen Sangha rappresenta la pena più severa inflitta finora tra i cinque imputati coinvolti nell'inchiesta sulla morte di Perry. Il quadro giudiziario, infatti, ha visto coinvolti anche due medici e due intermediari. Il dottor Salvador Plasencia, che aveva procurato la droga nelle settimane antecedenti la morte, è stato condannato a 30 mesi di carcere; il collega Mark Chavez, coinvolto in prescrizioni fraudolente, ha patteggiato invece otto mesi di arresti domiciliari. L'assistente personale dell'attore, Kenneth Iwamasa, che somministrò materialmente le iniezioni letali, è in attesa della sua sentenza, così come l'intermediario Erik Fleming. La matrigna di Perry, Debbie Perry, in una dichiarazione sull'impatto del reato depositata prima dell’udienza, ha definito il dolore provocato dall’imputata “irreversibile”, chiedendo che una donna dal “cuore duro” non potesse più nuocere ad altre famiglie.

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