Lecco ricorda Marco Gallo, un giovane candidato alla beatificazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo percorso verso gli altari, che parte dalla cappella arcivescovile di Milano, riporta l'attenzione su una figura adolescente la cui vicenda umana è legata a diversi territori della Lombardia. L’arcivescovo Mario Delpini, sabato 7 marzo, darà formalmente avvio al processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Marco Gallo, scomparso nel 2011 all’età di diciassette anni. Il giovane, la cui famiglia ha origini liguri, visse infatti diversi anni a Lecco dopo il trasferimento da Arese, frequentando in città la scuola elementare parificata “Pietro Scola”, un periodo che contribuisce a tessere il legame con il capoluogo lariano. La sua prematura scomparsa, avvenuta in un incidente stradale mentre si recava al liceo scientifico in un comune della Brianza, interruppe un’esistenza che, come evidenziato dalle prime indagini diocesane, era già marcata da una profonda testimonianza di fede.

Una testimonianza quotidiana e un messaggio profetico

Ciò che emerge dalla ricostruzione della sua breve vita non è legato a gesti eclatanti, bensì a una pratica religiosa vissuta con intensità e naturalezza nella quotidianità, caratteristica che spesso accomuna le figure di giovani servi di Dio degli ultimi decenni. Un aspetto, questo, che ha spinto alcuni osservatori a parlare di un possibile nuovo Carlo Acutis per la Diocesi di Milano, sebbene ogni percorso conservi una sua unicità. La sera precedente l’incidente, come riportato da chi ha raccolto le prime testimonianze, Marco scrisse sulla parete della sua stanza, accanto a un crocifisso, una domanda tratta dal Vangelo: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Una frase, quasi un testamento spirituale inconsapevole, che i suoi cari e quanti ne hanno studiato la figura considerano un segno della sua profonda interiorità e della consapevolezza con cui affrontava la sua relazione con Dio.

Il percorso formale e il legame con i luoghi della formazione

L’apertura della causa, sancita dalla pubblicazione dell’editto, rappresenta il primo atto formale di un iter complesso e molto lungo, volto ad accertare l’esercizio eroico delle virtù e, eventualmente, a documentare un miracolo attribuibile alla sua intercessione. La fase diocesana, che si aprirà con la celebrazione presieduta da Delpini, servirà a raccogliere in modo sistematico tutti i documenti e le deposizioni testimoniali sulla vita del giovane. Il suo cammino scolastico, che dopo le elementari “Pietro Scola” a Lecco proseguì in altri istituti fino al liceo scientifico di Carate Brianza, viene dunque ripercorso non solo come dato biografico ma anche come ambito in cui la sua personalità e la sua fede si sono manifestate agli occhi di compagni, insegnanti ed educatori, molti dei quali saranno probabilmente ascoltati nel processo.

Il significato di una causa nell’orizzonte contemporaneo

L’avvio di questa causa per un ragazzo nato nel 1994 si inserisce in un quadro più ampio, che vede la Chiesa cattolica, specialmente in alcune diocesi come quella milanese, attenta a riconoscere e proporre modelli di santità radicati nel tempo presente e vicini alle esperienze delle giovani generazioni. Si tratta di figure la cui esistenza, seppur breve, appare capace di parlare un linguaggio comprensibile ai loro coetanei, mostrando come la spiritualità possa permeare gli ambiti ordinari della vita di uno studente. La diffusione della notizia ha già suscitato interesse, non tanto per aspetti sensazionalistici, ma per la possibilità di riflettere su una vicenda umana che, al di là dell’esito finale del processo, continua a essere ricordata per la sua autenticità e per la domanda di senso che essa pone.

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