Il disastro Champions delle italiane: un problema di approccio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Maurizio Compagnoni, giornalista di Sky Sport, non ha usato mezzi termini nel commentare l’ennesima debacle delle squadre italiane in Champions League. Secondo lui, il problema non è solo tecnico o tattico, ma riguarda soprattutto l’approccio. "Guardate l’Inter a Firenze", ha detto, riferendosi alla sconfitta subita dai nerazzurri al Franchi contro una Fiorentina ridotta all’osso, con nove giocatori assenti. Un match che, sulla carta, l’Inter avrebbe dovuto dominare senza troppi problemi, considerando anche il vantaggio acquisito nella stagione precedente. Eppure, non è andata così.

La questione, però, va oltre una singola partita. L’eliminazione di Juventus, Milan e Atalanta agli ottavi di finale – a cui si aggiunge l’uscita del Bologna nei preliminari – ha messo in luce una crisi più profonda. Non si tratta di aver perso contro giganti del calibro di Real Madrid, Bayern Monaco o Liverpool, ma contro avversari come PSV Eindhoven, Feyenoord e Bruges. Squadre rispettabili, certo, ma che non rappresentano l’élite del calcio europeo. Il PSV, ad esempio, ha umiliato la Juventus con un gol di Ivan Perišić, 36 anni, ex interista ormai in fase calante della carriera.

A pesare, secondo alcuni, è anche il contesto normativo italiano. Come ha sottolineato Fenucci, la cancellazione del decreto crescita ha avuto un impatto significativo. La legge Melandri, che per anni ha limitato la vendita dei diritti televisivi, ha privato il calcio italiano di risorse economiche fondamentali, riducendo la capacità di programmazione e investimento. Un gap che, nel tempo, ha favorito le leghe concorrenti, come quella spagnola, lasciando l’Italia sempre più indietro.

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