Il fermaglio rosso ritrovato e il silenzio dei cellulari: i nuovi indizi sulle sorelle scomparse a Civitella Alfedena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di undici giorni dalla scomparsa delle due sorelle minorenni, ospiti di una comunità situata nel cuore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, l'unico indizio concreto emerso dalle ricerche è un piccolo oggetto quotidiano, che però potrebbe valere come una svolta nelle indagini. Un fermaglio per capelli di colore rosso, decorato con piccoli fiorellini bianchi, è stato rinvenuto lungo uno dei sentieri che si snodano nei pressi di Civitella Alfedena, il piccolo centro aquilano che da oltre due anni ospitava le ragazze.

Sebbene gli inquirenti non abbiano ancora reso nota la distanza esatta tra il punto del ritrovamento e la struttura da cui Sarah e Alisya, rispettivamente di 12 e 16 anni, si sono allontanate, il ritrovamento rappresenta il primo segnale tangibile di un loro possibile passaggio in quella zona, alimentando al contempo nuovi interrogativi sui tempi e le modalità della loro fuga.

L’appello del padre e la condizione medica della minore

In un video diffuso nelle ultime ore, il padre delle due ragazze ha scelto di rivolgersi direttamente all'opinione pubblica, mostrando proprio i fermagli delle figlie e lanciando un monito che aggiunge un ulteriore tassello alla complessità del caso. L'uomo, consapevole che il fermaglio ritrovato appartiene con ogni probabilità a Sarah, ha voluto sottolineare una condizione medica specifica che potrebbe rivelarsi decisiva per chiunque dovesse incrociare il loro cammino: la figlia più piccola è celiaca e, pertanto, necessita di un’alimentazione rigorosamente priva di glutine.

Attraverso questo accorato appello, il padre ha invitato i titolari di esercizi commerciali e i cittadini a prestare attenzione a eventuali acquisti di prodotti senza glutine, nella speranza che un piccolo dettaglio logistico possa trasformarsi in una pista percorribile dalle forze dell'ordine, le quali, da parte loro, continuano a setacciare il territorio impervio del parco nazionale senza tuttavia avere ancora elementi certi sulla loro ubicazione attuale.

Il mistero dei tre telefonini e il silenzio dopo la fuga

Ciò che rende ancora più oscura la vicenda, e che tiene banco tra gli investigatori, è il comportamento anomalo dei dispositivi di comunicazione in possesso o riconducibili alle sorelle. Gli inquirenti stanno infatti concentrando i loro sforzi sulla cosiddetta pista dei tre telefoni cellulari, intestati a un cittadino di origine kosovara, il cui ruolo in questa vicenda rimane avvolto nella nebbia. I cellulari, che rappresenterebbero il principale collegamento tra le ragazze e l'esterno, sono stati spenti o resi irrintracciabili subito dopo la loro scomparsa, avvenuta il 6 giugno scorso.

Questo silenzio digitale, che si è protratto ininterrottamente per oltre una settimana, alimenta il sospetto che le due minorenni possano essere state assistite da terzi, i quali avrebbero provveduto a far perdere le loro tracce con una pianificazione che appare tutt'altro che improvvisata, oppure che le stesse abbiano volontariamente interrotto ogni contatto con il mondo per sottrarsi a un contesto che, per ragioni ancora da accertare, potrebbe essere divenuto per loro insostenibile.

Le lamentele del legale della madre e lo stato delle indagini

Il clima di incertezza e riservatezza che circonda l'inchiesta è ben testimoniato dalle parole dell'avvocato Enrico Mastantuono, legale di Valentina D'Acunto, la madre delle due sorelle originarie di Minturno, in provincia di Latina. In una dichiarazione rilasciata all'ANSA, il difensore ha espresso il suo disappunto e quello della sua assistita riguardo al flusso di informazioni, o meglio alla mancanza di esso, da parte delle istituzioni preposte.

"Come la mia assistita, anch'io continuo a essere informato sugli sviluppi della vicenda attraverso gli organi di informazione e non dagli inquirenti o dalle istituzioni", ha dichiarato Mastantuono, sottolineando un evidente stato di isolamento informativo in cui verserebbe la famiglia delle minori, la quale, nonostante le settimane trascorse, non avrebbe ricevuto aggiornamenti diretti dall'autorità giudiziaria o dai servizi sociali.

Questa frattura comunicativa non fa che aumentare l'angoscia della madre, la quale, come il padre, attende risposte che al momento tardano ad arrivare, mentre le ricerche si concentrano nei fitti boschi e nei sentieri impervi che circondano il paesino, senza che al momento sia stato possibile delineare una strategia risolutiva o individuare un movente chiaro per quella che ormai viene definita una fuga volontaria, sebbene le circostanze che l'hanno determinata restino un mistero.

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