Il fermaglio ritrovato e i tre cellulari segreti: gli enigmi sulla scomparsa delle sorelle di Civitella Alfedena
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Redazione Interno
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La scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelline di sedici e dodici anni che si sono volatilizzate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno, si arricchisce di nuovi dettagli che, lungi dal fornire una chiave di lettura univoca, finiscono per infittire il mistero che avvolge la loro sorte.
Mentre le ricerche sul campo, dispiegate senza sosta tra i boschi del Parco nazionale d'Abruzzo, il lago di Barrea e la riserva della Camosciara, proseguono con l'impiego di unità cinofile, droni e sommozzatori dei Vigili del fuoco, sono gli elementi emersi dalle indagini tecnologiche e dai ritrovamenti materiali a tenere banco nelle stanze del comando provinciale dell'Aquila.
Un fermaglio che divide e tre telefonini sotto la lente
La prima traccia che aveva fatto sperare in una svolta, il fermaglio rosso per capelli con piccoli disegni, rinvenuto su un sentiero a circa quattrocento metri dalla struttura che ospitava le ragazze, si è rivelata un indizio ben più ambiguo di quanto inizialmente ipotizzato.
Se da un lato un'amichetta di Sarah aveva riconosciuto l'oggetto come appartenente alla più piccola delle due sorelle, dall'altro il padre Stefano, interpellato dagli inquirenti, ha gettato acqua sul fuoco della speranza dichiarando di non riconoscerlo come un oggetto di sua figlia, limitandosi a confermare che si trattava di un tipo di accessorio comunemente usato dalle ragazze.
L'Associazione Penelope, che segue la vicenda, ha prontamente messo in guardia dall'attribuire un'eccessiva importanza al ritrovamento, sottolineando come il sentiero sia frequentato e come l'oggetto possa giacere lì da molto tempo prima della scomparsa, invitando a non creare un polverone su un elemento che, per quanto suggestivo, resta privo di certezze. Parallelamente, il lavoro degli inquirenti si è concentrato su un fronte ben più solido e meno aleatorio: quello delle telecomunicazioni.
È emerso che Alisya e Sarah avrebbero avuto a disposizione ben tre telefoni cellulari, due dei quali intestati al compagno della madre e a un conoscente di origini kosovare, mentre per il terzo dispositivo si starebbe ancora cercando di risalire al proprietario. Questi apparecchi, che rappresenterebbero un canale di comunicazione segreto con l'esterno, sono stati attivi per i tre giorni successivi alla scomparsa, agganciando le celle telefoniche della zona tra Civitella Alfedena e Villetta Barrea, per poi spegnersi improvvisamente il 10 giugno, facendo perdere le tracce delle ragazze.
La pista del complice e le ombre sul passato
Proprio l'esistenza di questi telefonini, insieme al fatto che le due ragazze – la più piccola delle quali è celiaca – si siano allontanate senza lasciare tracce in un ambiente impervio come quello del parco, ha portato gli investigatori a privilegiare l'ipotesi di una fuga volontaria pianificata con l'aiuto di un adulto. La giovane età delle sorelle e la difficoltà di sopravvivere a lungo in solitudine in un territorio selvaggio fanno propendere per la presenza di un complice che le avrebbe prese in carico dopo l'allontanamento, e che potrebbe ora nasconderle in un luogo sicuro.
Un'ipotesi, questa, che ha finito inevitabilmente per riportare l'attenzione sulla burrascosa vicenda giudiziaria che ha segnato la vita della famiglia, con la separazione dei genitori e la successiva sospensione della potestà genitoriale, che aveva portato le due sorelle a essere affidate a comunità diverse prima del ricongiungimento a Civitella Alfedena.
La madre delle ragazze, Valentina D'Acunto, si trova al centro di alcuni sospetti emersi da testimonianze, a partire da quella del fidanzato diciottenne di Alisya, Youssef, il quale avrebbe riferito di lettere in cui la donna manifestava l'intenzione di portare via le figlie dalla comunità, anche con la forza. La donna, attraverso il suo legale, ha respinto ogni accusa, lamentando anzi di essere stata tenuta all'oscuro delle indagini e puntando il dito contro le carenze di sicurezza della struttura, priva di sistemi di videosorveglianza adeguati.
Ricerche serrate e testimonianze sotto esame
Mentre i tabulati dei tre cellulari vengono setacciati per ricostruire gli ultimi contatti e localizzare le ragazze, le operazioni di ricerca sul campo si sono intensificate, con l'arrivo sul lago di Barrea di una squadra di sommozzatori dei Vigili del fuoco di Ancona, impegnati a ispezionare i piloni del ponte e le acque del bacino. I cani molecolari, utilizzati dagli investigatori, continuano a indicare il perimetro del lago come area di interesse, spingendo gli uomini a concentrare gli sforzi nelle sue vicinanze, senza però trascurare i sentieri che conducono alla Camosciara.
Un'attenzione particolare è riservata anche a una serie di segnalazioni, tra cui quella di una commerciante del paese che ha riferito di due uomini sospetti visti aggirarsi nella zona nelle settimane antecedenti la sparizione, un dettaglio che si aggiunge al mosaico di piste e suggestioni che gli inquirenti devono mettere insieme.
L'unico dato certo, al momento, è il silenzio che avvolge le due sorelle; un silenzio interrotto solo da un fermaglio che forse non appartiene a Sarah e dal bagliore di tre schermi spenti, unici, fragili testimoni di un contatto con il mondo esterno che si è interrotto bruscamente, lasciando spazio solo a interrogativi.




