Raggiunto l'accordo sul prezzo del latte, quota fissa per i prossimi tre mesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo settimane di tensioni e di un crollo verticale delle quotazioni, che aveva portato gli allevatori sull'orlo di una crisi insostenibile, la filiera lattiero-casearia ha finalmente trovato un'intesa. L'accordo, siglato ieri grazie alla mediazione del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, fissa un prezzo di riferimento per i prossimi tre mesi, fornendo così un argine temporaneo, seppur in discesa, alla volatilità del mercato. Una tregua necessaria, quella raggiunta al Tavolo del Latte convocato al Masaf, che interviene in un contesto caratterizzato da un'eccedenza di prodotto a livello europeo e da disdette contrattuali, fattori che hanno spinto il valore del latte spot a perdere oltre il trenta per cento nel giro di pochi mesi.

Le cifre di un mercato in affanno

Se un anno fa il quintale di latte veniva pagato mediamente oltre sessantasette euro, oggi la stessa quantità fatica a superare i quarantasette, un dato che fotografa con crudezza la pressione esercitata sulle aziende. L'intesa, frutto di una trattativa complessa e della responsabilità riconosciuta a tutte le parti in causa, stabilisce infatti una scala mobile decrescente: cinquantaquattro euro al quintale a gennaio, cinquantatré a febbraio e cinquantedue a marzo. Una soluzione che, pur non riportando le quotazioni ai livelli pre-crisi, cerca di scongiurare il temuto shock di inizio anno, garantendo una base certa, sebbene in calo, per la remunerazione del lavoro degli allevatori.

Le cause strutturali di una crisi annunciata

Alfredo Lucchini, presidente della sezione lattiero-caseari di Confagricoltura Piacenza e portavoce del settore al tavolo ministeriale, ha sottolineato come le radici del problema non vadano cercate in fughe di consumo o scelte alimentari alternative, spesso additate in modo superficiale. La vera origine della tempesta perfetta va individuata piuttosto nella sovrapproduzione, che ha creato scorte ingenti, e nelle dinamiche commerciali aggressive, culminate in alcune disdette contrattuali che hanno ulteriormente destabilizzato un mercato già fragile. Sono questi gli elementi, strettamente connessi alle logiche della grande distribuzione e del commercio internazionale, ad aver innescato la spirale al ribasso dei prezzi, mettendo a rischio la sopravvivenza di molte stalle.

Il ruolo del ministero e le prospettive del settore

Il dicastero, nel comunicare l'esito positivo della mediazione, ha ribadito il proprio impegno a sostenere la filiera attraverso misure già in campo, come il bando per gli indigenti, e campagne di promozione. L'accento, tuttavia, è stato posto soprattutto sul lavoro di internazionalizzazione e di valorizzazione dei prodotti italiani, sia sul mercato domestico che estero, considerato un asse strategico per dare stabilità futura al comparto. L'accordo tripartito, seppur temporaneo, rappresenta dunque un punto di partenza per una riflessione più ampia, che non può prescindere dalla regolazione dell'offerta e da una più equa redistribuzione del valore lungo tutta la catena, dalla stalla allo scaffale, per evitare che emergenze di questo tipo si ripresentino ciclicamente con effetti sempre più devastanti.

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