Carnevali e Spalletti, vertice a Forte dei Marmi per ridisegnare la Juventus tra cessioni e nuovo organigramma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La nuova era della Juventus, quella segnata dall’avvento di Giovanni Carnevali come amministratore delegato e direttore generale, prende forma sulle coste della Versilia. L’incontro di Forte dei Marmi tra il neo dirigente, reduce da un decennio di successi a Sassuolo, e l’allenatore Luciano Spalletti non è stato un semplice summit di mercato, bensì un vertice strategico volto a gettare le basi dell’assetto futuro del club.

La riunione, caratterizzata da un clima di stima reciproca, ha servito anzitutto a definire competenze e perimetri di azione, cercando di evitare le disfunzioni organizzative che hanno caratterizzato la breve e tormentata gestione di Damien Comolli, il cui divorzio dalla società bianconera si è consumato in queste ore.

La separazione con Comolli e la questione organizzativa

L’esperienza di Comolli a Torino, durata appena una stagione, si è conclusa con una risoluzione consensuale del contratto, un epilogo che molti osservatori avevano pronosticato visto il sesto posto finale in classifica e l’esclusione dalla Champions League. Più che i risultati sportivi, a pesare sono state le frizioni interne: il modello gestionale basato su algoritmi e sull’analisi avanzata dei dati propugnato dal dirigente francese non ha mai trovato piena sintonia con le esigenze tecniche di Spalletti.

A rendere il clima irreversibile hanno contribuito, neanche a dirlo, anche alcune dinamiche extra campo, come la presenza abituale della moglie del dirigente, Selinay Comolli, negli spazi riservati alla squadra – una consuetudine che secondo indiscrezioni non sarebbe stata gradita dall’ambiente spogliatoio – e il suo post social a commento del licenziamento, in cui la signora sottolineava la ritrovata leggerezza del marito, libero dall’essere “sempre in pensiero per un club”.

Le pedine sacrificabili e il mercato in uscita

Carnevali, che ha ereditato una situazione finanziaria complicata dall’assenza dei ricchi introiti europei, ha incassato il via libera di Spalletti su alcune operazioni dolorose, necessarie per finanziare il prossimo ciclo. Secondo le indiscrezioni emerse dopo il faccia a faccia in Versilia, la Juventus sarebbe disposta a sacrificare tre dei suoi pezzi pregiati qualora arrivassero offerte congrui: il difensore Gleison Bremer, il duttile Andrea Cambiaso e il centrocampista Khephren Thuram.

Per alcuni di loro, come nel caso dell’esterno italiano, l’eventuale partenza potrebbe generare una plusvalenza sostanziale; per altri, invece, la valutazione è più squisitamente tecnica. Più netta è la posizione del tecnico riguardo ad altri tre interpreti per i quali, a quanto pare, il tempo alla Continassa sarebbe scaduto definitivamente: Teun Koopmeiners, Loïs Openda e Jonathan David. Spalletti avrebbe già archiviato l’esperienza di questi ultimi, pronti a cambiare aria dopo stagioni vissute al di sotto delle aspettative.

La rivoluzione silenziosa e i cardini del progetto

Se il mercato in uscita appare delineato nei suoi tratti essenziali, la vera rivoluzione promossa da Carnevali riguarda l’ossatura dirigenziale. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare una gestione “all’italiana” che valorizzi il patrimonio umano interno, allontanandosi dall’approccio iper-tecnologico del predecessore. Nel mirino c’è la volontà di chiarire una volta per tutte i ruoli, evitando le sovrapposizioni che hanno paralizzato le trattative negli ultimi mesi.

All’interno di questo nuovo schema, l’unico vero incedibile del progetto tecnico rimane Kenan Yildiz, considerato il talento generazionale su cui costruire la squadra del futuro. Per il resto, Carnevali e Spalletti hanno concordato una linea basata sulla sostenibilità e sul sacrificio mirato dei big, a patto che le offerte siano ritenute vantaggiose per le casse societarie.

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