Mattarella allarga lo sguardo sulla guerra in Ucraina: «Non può evocare la pace chi muove la guerra»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel salone affollato del Quirinale, dove si sono radunati gli oltre centotrenta rappresentanti del diplomatico, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto parole di netta demarcazione, definendo paradossale il principio secondo il quale si possa «muovere guerra per fare la pace». Rivolgendosi a un uditorio che, per sua natura, raccoglie e riflette le posizioni più disparate del consesso globale, il capo dello Stato ha tracciato una linea di condotta che non ammette ambiguità, sottolineando come l’Italia e l’Europa intera continuino a sostenere, senza esitazione, Kiev e la sua popolazione. Un sostegno che, ha precisato, persegue l’obiettivo di una soluzione pacifica ma che deve necessariamente fondarsi sul pieno rispetto del diritto internazionale e, in particolare, dei cardini della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina, valori calpestati dall’invasione.

Il monito sulle armi nucleari e un ordine mondiale da respingere

Il discorso presidenziale, tuttavia, non si è limitato a ribadire una posizione di sostegno ormai consolidata, ma ha alzato il tono della riflessione su un piano più ampio e gravido di conseguenze. Mattarella ha infatti lanciato un allarme severo riguardo al deterioramento degli equilibri strategici, ricordando come i progressi nel controllo degli armamenti, specialmente di quelli di distruzione di massa, siano oggi a serio rischio. In questo contesto, ha affermato con forza che «l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare un crimine contro l’umanità», una dichiarazione che risuona come un chiaro richiamo alla responsabilità di tutti gli attori in campo. Il presidente ha quindi condannato con uguale fermezza quelle visioni che prospettano un nuovo ordine mondiale edificato sulla sopraffazione e sulla violenza, sul ritorno a logiche di conquista e sull’impiego di forze mercenarie, modelli che rappresentano una regressione inaccettabile per la civiltà internazionale.

Una posizione coerente nel tempo e oltre la contingenza

La reiterazione del concetto di integrità territoriale, in un momento particolarmente delicato per gli sviluppi del conflitto e nel corso di un quarto amaro Natale di guerra per gli ucraini, assume un significato che trascende la mera cronaca diplomatica. Mattarella, la cui posizione è rimasta immutata dal febbraio del 2022, delinea implicitamente i contorni di quella che potrebbe essere una pace accettabile: non una semplice cessazione delle ostilità ottenuta a qualsiasi costo, ma un accordo giusto ed equo, che non legittimi l’uso della forza come strumento per ridisegnare i confini. È una postura che, mentre guarda alla tragica attualità del fronte orientale, stabilisce al tempo stesso un principio universale, opponendosi a qualsiasi deriva verso un mondo governato dalla legge del più forte.

Il quadro strategico e le implicazioni di una fermezza continua

Pur senza fare esplicito riferimento alle iniziative diplomatiche in corso o alle posizioni specifiche di altre potenze, come quelle espresse dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il messaggio dal Quirinale delinea un orizzonte di impegno ben preciso. La fermezza nel condannare sia la guerra di aggressione sia le sue possibili, catastrofiche escalation, unita al rifiuto di qualsiasi modello di relazioni internazionali basato sulla prepotenza, costituisce il fondamento di una politica estera che pone al centro la difesa del diritto. Una strada, questa, che richiede costanza e coerenza, soprattutto di fronte a scenari globali sempre più complessi e a conflitti che, come dimostrano anche certi episodi di cronaca nera legati a indagini su traffici illeciti, rischiano di alimentare circuiti di violenza e illegalità ben oltre i teatri di guerra ufficiali.

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