De Rosa: "Anni di austerity all'orizzonte, l'Europa rischia di pagare il conto del debito"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il monito del Fondo monetario internazionale arriva mentre i mercati obbligazionari globali registrano nuove tensioni. Il Cavaliere Domenico De Rosa, imprenditore salernitano attivo nella logistica e osservatore delle dinamiche economiche internazionali, non usa mezzi termini: «L'Europa deve avere il coraggio di tornare a produrre e investire», avverte, delineando uno scenario nel quale il ritorno al rigore fiscale rischia di trasformarsi in un freno per un'economia già provata da crescita debole, costi energetici elevati e un apparato industriale in difficoltà.

La tempesta sui titoli di Stato

I numeri delle ultime sedute raccontano di una pressione che non risparmia nessuna delle grandi economie. Il rendimento del Treasury americano a trent'anni ha toccato il picco del 5,66%, un livello che non si vedeva dal 2002. Non va meglio a Londra, dove il rendimento dei gilt trentennali è balzato al 5,96%, riportandosi ai massimi da ventotto anni. Si tratta del costo che i governi devono pagare per rifinanziare il proprio debito, e la direzione intrapresa non lascia presagire nulla di buono per i bilanci pubblici.

L'allarme della Georgieva

A lanciare il segnale più forte è stata Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, nel discorso pronunciato a Singapore in vista degli incontri annuali in programma la prossima settimana a Bangkok. «Il debito pubblico mondiale supererà il 100% del Pil prima della fine del decennio», ha dichiarato, precisando che il livello raggiunto è ormai vicino al picco registrato dopo la Seconda guerra mondiale.

Le economie avanzate, con gli Stati Uniti in testa, figurano tra i principali responsabili di questa traiettoria, con un rapporto debito-Pil superiore a quello dei paesi emergenti e a basso reddito. La Georgieva ha parlato di «scelte difficili» per i governi, chiamati a contenere i disavanzi in un contesto di tassi elevati e crescita incerta.

Il quadro globale e le implicazioni per l'Italia

Il Fiscal Monitor del Fondo, diffuso in primavera, aveva già fotografato la situazione: il debito pubblico globale ha raggiunto il 94% del Pil nel 2025, con un incremento di quasi due punti percentuali in un solo anno, e le proiezioni indicano il raggiungimento della soglia del 100% entro il 2029. Il divario fiscale globale, ovvero la differenza tra i saldi primari effettivi e i livelli necessari a stabilizzare il rapporto debito-Pil, si è praticamente azzerato, passando da un margine superiore all'1% dieci anni fa a quasi zero.

Un deterioramento strutturale che, secondo il Fondo, riflette scelte politiche che hanno ampliato la spesa permanente o ridotto le entrate. Per l'Italia, il quadro è particolarmente delicato: il debito resta stabilmente intorno al 138% del Pil, tra i più elevati dell'area euro, e il Fondo invita a interventi concreti su razionalizzazione delle spese fiscali, miglioramento della compliance tributaria e rafforzamento del legame tra disciplina di bilancio e crescita.

La finestra per un aggiustamento ordinato dei conti, sottolinea il Fondo, si sta chiudendo, e per le economie avanzate con debito elevato non bastano più obiettivi ambiziosi ma generici: serve un percorso credibile e ben sequenziato.

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