Trump e il piano per l'Ucraina, le Borse della difesa europea tremano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se in Europa il piano in ventotto punti per la pace in Ucraina, comunicato dagli Stati Uniti il venti novembre e reso pubblico dall'agenzia Axios il giorno successivo, ha immediatamente generato un comprensibile scetticismo, se non una dichiarata opposizione, per la sua vicinanza alle posizioni del Cremlino, dalle parti di Mosca la proposta di Donald Trump ha sprigionato un'ondata di ottimismo. La possibile fine delle ostilità, che sembrerebbe accontentare le richieste della Federazione Russa, ha tuttavia prodotto un effetto immediato e tangibile nei mercati finanziari del Vecchio Continente, dove i titoli del settore aerospaziale e della difesa hanno registrato un crollo verticale, come non si vedeva dalla fine di agosto.

Il tonfo in Borsa dei titoli della difesa

Il pressing dell'amministrazione statunitense, che mira a chiudere il conflitto, ha infatti affondato le quotazioni delle società europee legate all'industria bellica. Lo Stoxx Europe 600 Aerospace & Defence, l'indice di riferimento del comparto, verso mezzogiorno perdeva il tre virgola quattro per cento, andando a toccare i minimi di fine agosto dopo aver già chiuso in forte ribasso alla seduta precedente. A Londra, Bae Systems cedeva oltre il due per cento, mentre sul continente l'italiana Leonardo arretrava del due e mezzo, la tedesca Hensoldt del tre e ottantacinque e Rheinmetall, colosso degli armamenti, segnava un meno quattro e tre. Non se la passava meglio Renk, fornitore di componenti per la difesa, che scivolava in misura analoga.

Piazza Affari in equilibrio nonostante la débâcle del settore

Nel complesso, tuttavia, Piazza Affari ha aperto la giornata di martedì venticinque novembre in debolezza, ma attestandosi attorno alla parità, con il Ftse Mib che si assestava sui quarantaduemiladuecentonovanta punti. Mentre i listini europei sembravano ignorare il rimbalzo di Wall Street e il rally del Nasdaq, concentrandosi piuttosto sulle dinamiche dei tassi e della crescita, alcuni titoli mostravano segnali positivi: Nexi guadagnava l'un per cento, Tim e Saipem lo zero e nove, e Leonardo, nonostante il pesante tonfo nel paniere della difesa, limitava i danni con un più zero e sei. In calo, invece, Ferrari che perdeva l'uno per cento, mentre Diasorin e Recordati cedevano circa lo zero e cinque.

Una reazione eccessiva o un assaggio del futuro?

La reazione negativa dei mercati, seppur violenta, appare forse eccessiva se paragonata ai fondamentali del settore, i quali, secondo molti analisti, sono destinati a sostenere la domanda nel lungo periodo nonostante gli sviluppi politici. Le vendite indiscriminate, che hanno portato alcune delle società da noi coperte a registrare flessioni comprese tra il dieci e il venti per cento rispetto ai massimi di ottobre, non terrebbero conto di questa prospettiva, rendendo le valutazioni di mercato ancor più attraenti per chi guarda oltre la contingenza. Del resto, lo stesso indice del settore, nonostante il recente tracollo, vanta un rialzo di circa il duecento per cento a partire dal duemilaventidue, un dato che dimostra la robustezza strutturale di un comparto che ha saputo beneficiare, negli anni, di un contesto geopolitico teso.

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