Roast in Peace 2, Simona Ventura e il valore dell'ironia: "Senza non sarei arrivata fin qua"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C'è chi la morte la teme, chi la usa come pretesto per ridere. Nella seconda stagione di "Roast in Peace", disponibile su Prime Video dal 18 settembre, Simona Ventura si è seduta sulla bara con la leggerezza di chi ha attraversato decenni di televisione e sa che l'unica arma davvero efficace contro le critiche è l'autoironia. "È sempre più difficile averne, ma non sarei arrivata fin qua senza", ha detto la conduttrice, sintetizzando il senso di una carriera costruita anche sulla capacità di ridere dei propri difetti.

Il funerale come rito di passaggio

Il comedy show condotto da Michela Giraud trasforma l'elogio funebre in un plotone d'esecuzione a colpi di battute, e per questa edizione i "defunti" sono cinque: oltre a Ventura, ci sono Fedez, Alessandro Borghese, Giuseppe Cruciani e Asia Argento.

Il format resta quello della prima stagione, quando a finire sotto i riflettori erano stati Francesco Totti, Selvaggia Lucarelli, Elettra Lamborghini e Roberto Saviano, ma con una novità destinata a movimentare le puntate: l'"Inconsolabile", una persona vicina al protagonista chiamata a sorpresa per un ultimo saluto tutt'altro che commosso. A officiare la cerimonia ci sono quattro comici: le new entry Max Angioni e Martina Catuzzi, il vincitore della passata edizione Stefano Rapone ed Eleazaro Rossi.

Ventura: "L'ironia è l'autore"

Per Simona Ventura, l'esperienza è stata innanzitutto una boccata d'aria fresca. La conduttrice ha spiegato che nel programma non esistono le regole che spesso ingabbiano la televisione, e proprio questa libertà ha reso possibile ricevere e restituire provocazioni senza problemi. Tra le persone che l'hanno sorpresa ha citato Martina Catuzzi, con cui ha ammesso di aver "battibeccato molto", mentre sul rapporto con l'ironia non ha dubbi: "A me interessa l'ironia, è l'autore".

Il pensiero corre anche a un dettaglio che racconta bene il clima del programma: Ventura ha rivelato di aver chiesto a Fedez di occuparsi del suo elogio funebre, nel caso in cui fosse morta prima di lui. Il rapper avrebbe già scelto la location, il Duomo di Milano, mentre alla festa successiva ci sarebbe la cucina di Alessandro Borghese.

Fedez e la paura della morte

Il rapper, dal canto suo, non ha nascosto una certa inquietudine di fronte al tema centrale dello show. "Mi fa paura, sì", ha ammesso Fedez, che ha alle spalle un ricovero estivo per problemi gastrointestinali legati alla riapertura di una vecchia ulcera. Alla domanda sul perché avesse accettato di partecipare, la risposta è stata coerente con il tono del programma: "Mi pagavano bene".

Poi ha spiegato di aver sempre seguito i roast americani e di aver considerato la sfida interessante proprio per capire se fosse possibile importare quel tipo di comicità in Italia senza i limiti abituali dei format televisivi.

Giraud: "Borghese temevo se la prendesse"

Michela Giraud, che torna a guidare il funeral-party, ha raccontato di essersi lasciata andare ancora di più rispetto alla prima edizione. A sorprenderla è stato soprattutto Alessandro Borghese: "Non lo conoscevo e avevo paura che potesse prendersela. Invece ha risposto benissimo". Lo chef, dal canto suo, ha immaginato il proprio funerale ideale come un evento "grasso, opulento, un gran buffet in stile americano", con gli amici che cucinano e si abbuffano.

Quanto ai limiti della comicità, la conduttrice non ha dubbi: "Per me si può scherzare su tutto, bisogna soltanto avere l'intelligenza di saperlo fare".

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