Michela Giraud, la comicità che sfida la morte: «Con Roast in peace esorcizzo il lutto»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Michela Giraud, che ha confessato di essersi messa a piangere quando ha incontrato Francesco Totti, spiega senza mezzi termini la filosofia alla base del suo nuovo progetto: «Con RIP faccio ridere anche della morte, perché è così che la esorcizzo». Una dichiarazione che, nel suo candore disarmante, fotografa l'essenza di un format audace, il quale si propone di scardinare uno degli ultimi tabù rimasti attraverso l'arma più potente, quella della risata. L'esperimento, che rappresenta una novità assoluta per il panorama dello spettacolo italiano, approderà sulla piattaforma Prime Video a partire dal 9 ottobre, proponendo una cerimonia funebre grottesca e liberatoria dove niente, nemmeno l'inesorabile, sembra essere più intoccabile.
Il meccanismo del roast all'italiana
Il funzionamento di RIP - Roast in peace, il cui titolo gioca sapientemente con una sigla familiare a chiunque, si basa su una premessa tanto semplice quanto provocatoria: quattro celebrità, le quali hanno accettato di sottoporsi a questo rito moderno, assistono in un silenzio che si immagina carico di emozioni contrastanti alle proprie orazioni funebri. A pronunciarle, con una libertà senza freni e senza limiti dettata dal contesto fittizio, è un drappello di comici noti per la loro vena impietosa, tra i quali figurano Stefano Rapone, Edoardo Ferrario, Beatrice Arnera, Eleazaro Rossi, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase. L'obiettivo dichiarato dello show, che si articola in sei puntate, è individuare colui il quale, tra gli artisti chiamati a questa singolare tenzone umoristica, riesca a distinguersi per la comicità più tagliente e spregiudicata, quella che non si ferma neppure di fronte alla rappresentazione della fine.
Le reazioni e il caso Saviano
Tra i partecipanti che hanno già generato un vivace dibattito c'è Selvaggia Lucarelli, la quale, dopo la messa in onda della prima puntata, è stata sommersa da una valanga di critiche sui social network; la giornalista, da sempre abituata a trovarsi al centro delle polemiche, non si è fatta attendere e ha replicato con la sua consueta ironia, dimostrando di aver colto appieno lo spirito dissacrante del programma. Un altro momento di forte impatto, che ha inevitabilmente attirato l'attenzione di molti, è stato quello dedicato a Roberto Saviano, il quale è stato ritratto come "defunto per sua scelta". Questa scelta autoriale, descritta da alcuni come un triste spettacolo di finti morti in televisione, ha ulteriormente alimentato le discussioni intorno a un format che, per sua natura, non ambisce a lasciare indifferenti, sfidando le convenzioni e i paletti del politically correct.
Un esperimento di satira collettiva
Quello che Michela Giraud porta in scena, definito come un esperimento di satira collettiva, si presenta al pubblico come un gioco feroce di parole, sarcasmo e, forse sorprendentemente, leggerezza. Il roast, una tradizione comica anglosassone che trova ora una sua declinazione tutta italiana, rinnova così i propri codici, adattandosi a un contesto culturale differente e provando a trattare un tema universalmente impegnativo con un approccio inedito. Per capire appieno il senso di Roast in peace, come suggerito da chi lo ha ideato, bisognerebbe possedere una chiave di lettura particolare, quella che permette di scorgere il confine, a volte labile, tra ciò che è considerato sacro e ciò che, attraverso il riso, può essere restituito alla dimensione del quotidiano.




