Trump lancia il suo "Board of Peace", una sfida all'Onu sulla questione di Gaza
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Redazione Esteri
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Gli inviti, partiti dalla Casa Bianca nel corso del fine settimana e destinati a circa sessanta cancellerie nel mondo, delineano il primo passo concreto verso la creazione di un organismo alternativo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La proposta, che arriva a pochi giorni dall'insediamento, è quella di aderire al "Board of Peace", una creatura voluta e che sarà presieduta a vita da Donald Trump, con il dichiarato obiettivo di supervisionare i futuri sviluppi nella Striscia di Gaza. L'iniziativa, secondo quanto trapela dallo statuto in via di definizione, si propone esplicitamente di soppiantare il ruolo tradizionale delle Nazioni Unite, ritenute, dalle parole e dalle azioni dell'amministrazione statunitense, inefficaci o superate.
Le prime reazioni diplomatiche e le perplessità internazionali
La mossa ha immediatamente sollevato un vespaio di reazioni, non tutte concilianti, come dimostrano le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Interrogato sull'eventualità che anche il presidente russo Vladimir Putin possa ricevere un invito, Tajani ha osservato, con un tono che non celava scetticismo, come il leader del Cremlino non gli sembri "un campione dei portatori di pace nel mondo", aggiungendo, quasi a voler lasciare uno spiraglio diplomatico, "speriamo, se cambia, magari". Queste valutazioni, rilasciate a margine di una sessione del Parlamento europeo, evidenziano come il progetto, nato sotto l'egida esclusiva di Trump, debba affrontare il vaglio di una comunità internazionale divisa e spesso diffidente verso formule di mediazione non tradizionali.
Le critiche dall'opposizione e l'accusa di colonialismo
Le perplessità non provengono soltanto dagli schieramenti politici tradizionalmente avversi alla linea dell'attuale inquilino della Casa Bianca. L'opposizione di sinistra in Italia, per esempio, ha espresso una condanna netta e senza appello attraverso un'interrogazione parlamentare rivolta al governo. Il portavoce di Alleanza Verdi Sinistra ha definito il board "l'espressione della peggiore politica coloniale", sostenendo che la struttura, lungi dall'avere a che fare con una reale pacificazione, assomigli piuttosto al "consiglio di amministrazione di una società immobiliare". L'accusa, quindi, è di voler speculare sulla ricostruzione e di strumentalizzare il dramma umanitario, un tema che rischia di appesantire il già complesso dibattito intorno all'iniziativa.
Il contesto e le motivazioni dietro la nuova architettura per la pace
L'idea del Board of Peace si inserisce in un personale percorso del presidente statunitense, il cui rapporto con il concetto di pacificazione globale è stato pubblicamente definito "complesso". Dopo le polemiche legate a un presunto diniego del premio Nobel per la pace da parte della Norvegia, Trump ha recentemente affermato di non sentirsi "più in dovere di pensare alla pace", lamentando la mancanza di riconoscimenti per il suo operato in otto diversi teatri di guerra, secondo la sua personale ricostruzione. Questa dichiarazione, che a molti è parsa una giustificazione per un disimpegno, rende ancora più singolare la nascita del nuovo organismo. Alcuni osservatori notano, non senza ironia, che se non fosse stato per una promessa elettorale, il Board of Peace probabilmente non esisterebbe, dato il recente disincanto pubblicamente espresso dallo stesso promotore.




