La vodka nella borraccia e il coma etilico in gita: la preside difende i prof (“Non siamo poliziotti”)

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era il classico bere una birra di nascosto, né un semplice bicchiere di troppo: a tradire la quindicenne, originaria della provincia di Ancona, è stato un mix di superalcolici - vodka su tutti - che aveva occultato con cura in una comune borraccia. L’episodio, ennesimo di una lunga scia di trasgressioni in contesti extracurriculari, è accaduto a Ostuni, dove la ragazza, iscritta al secondo anno dell’istituto superiore Corridoni Campana di Osimo, si trovava in gita didattica con i compagni.

La notte in hotel e l’allarme ritardato

Secondo le prime ricostruzioni, la serata di martedì si è trasformata in un incubo quando, all’interno della camera d’albergo, la studentessa ha iniziato a bere insieme ad altri minorenni quel cocktail artigianale. La situazione è degenerata rapidamente: la giovane ha perso i sensi, sprofondando in un coma etilico che ha richiesto l’intervento urgente del personale sanitario. C’è un dettaglio, emerso dai racconti degli inquirenti e degli stessi insegnanti, che aggiunge una piega preoccupante: i compagni, stando a quanto scrive la stampa locale, avrebbero esitato a chiamare subito aiuto. La paura di ritorsioni disciplinari o forse la sottovalutazione della gravità del momento ha fatto perdere minuti preziosi, ritardando l’arrivo dei soccorsi che sono scattati solo quando la situazione è apparsa davvero critica.

“I docenti hanno l’onere di accompagnare”

Rintracciata dai cronisti, la dirigente scolastica Milena Brandoni non ha voluto gettare croce addosso ai professori che vigilavano sulla comitiva. Anzi, consapevole della delicatezza del frangente, ha speso parole di stima per chi si assume quella che ha definito una responsabilità gravosa. “Non siamo poliziotti”, ha spiegato la preside ai giornali locali, cercando di tracciare un limite alla funzione di controllo che può essere esercitata in un viaggio d’istruzione. Controlliamo, certo, e facciamo di tutto - ha aggiunto - ma in una camera d’albergo, lontani dagli occhi degli adulti, qualcosa può sempre sfuggire. Ha quindi sottolineato l’impegno di quei docenti che, volontariamente, sobbarcano l’onere di accompagnare i ragazzi, spesso lavorando ventiquattr’ore su ventiquattro a parità di stipendio e anticipando le spese di tasca propria.

Provvedimenti disciplinari e la “lezione” della famiglia

L’istituto superiore di Osimo, che conta un numero crescente di iscrizioni (si parla di 88 classi complessive per il prossimo anno), ha già messo in moto la macchina dei provvedimenti. Non solo per la quindicenne finita in ospedale, ma anche per i compagni che hanno partecipato al consumo o che hanno assistito senza reagire. La dirigente ha confermato che sono state già annotate delle note disciplinari individuali, un segnale chiaro che la bravata non resterà senza conseguenze formali. Un aspetto, quest’ultimo, che ha trovato il plauso anche della famiglia della ragazza. I genitori, raggiunta la figlia nella struttura sanitaria dove è stata trattenuta una notte in osservazione prima delle dimissioni, hanno riconosciuto l’errore della quindicenne, scusandosi con la scuola e dichiarando che è “giusto che paghi” per quanto combinato.

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