Le case automobilistiche e l'irraggiungibile obiettivo zero CO2 nel 2035

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo stop alla vendita di auto e furgoni a motore termico a partire dal 2035, uno dei pilastri fondamentali del pacchetto climatico Fit for 55 voluto da Ursula von der Leyen, si scontra con una realtà industriale che ne mette in discussione la piena fattibilità. Questo traguardo, concepito per azzerare le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli e traghettare l'Europa verso la neutralità carbonica entro il 2050, appare sempre più complesso da raggiungere, nonostante la Commissione europea ribadisca la propria intenzione di mantenere la rotta. Un approccio che, come ha recentemente dichiarato il commissario per il Clima Wopke Hoekstra, intende coniugare la determinazione con un necessario pragmatismo, valutando anche il potenziale dei combustibili rinnovabili per decarbonizzare un settore, quello dei trasporti, le cui emissioni rimangono ostinatamente superiori ai livelli di trent'anni fa.

Le incertezze della transizione e la posizione di Stellantis

In questo scenario di profonda trasformazione, i piani dei grandi costruttori automobilistici subiscono continui aggiustamenti, riflettendo le incertezze di un mercato in evoluzione. Stellantis, uno dei colossi globali del settore, ha annunciato una significativa rivisitazione della sua strategia sull'elettrico, introducendo un'importante novità che riguarda il futuro del suo listino. Questa mossa, se da un lato testimonia la flessibilità richiesta dall'industria, dall'altro alimenta i dubbi sulla tempistica e sulla modalità della conversione ecologica, lasciando aperto un considerevole punto interrogativo su come verrà effettivamente implementato l'abbandono progressivo dei motori a combustione interna.

Il fronte comune di Italia e Germania

La crescente preoccupazione per gli impatti industriali ed economici della normativa ha spinto due nazioni chiave, l'Italia e la Germania, a formare un fronte comune per sollecitare una modifica degli obiettivi. Attraverso una lettera congiunta, i ministeri competenti dei due governi hanno sfidato apertamente la linea di Bruxelles, chiedendo una revisione della regolamentazione sulle emissioni. Questo asse, che unisce due pilastri fondamentali dell'industria automobilistica europea, segnala una frattura significativa all'interno dell'Unione e sottolinea la complessità di bilanciare le ambizioni ambientali con la salvaguardia della competitività industriale, senza che ciò significhi, come ha precisato Hoekstra, un passo indietro sul "perché" e sul "cosa" della transizione.

Il dibattito sulle alternative tecnologiche

Il dibattito, ormai acceso, si è spostato quindi sulle possibili alternative tecnologiche da affiancare all'elettrificazione pura per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. La stessa Commissione europea ha aperto alla valutazione del ruolo che i combustibili rinnovabili, i cosiddetti e-fuel, potrebbero giocare nel mix energetico del trasporto su strada. Questa apertura, interpretata da molti come un segnale di flessibilità, risponde alle pressioni di quei paesi e di quegli attori industriali che vedono in tali combustibili una soluzione complementare per prolungare, in alcune nicchie di mercato, la vita della tecnologia a combustione interna, pur nel rispetto del principio della neutralità climatica.

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