Frontiere chiuse, test missilistici ed espulsioni di massa: perché si rischia una guerra tra India e Pakistan

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’attentato terroristico che martedì scorso ha colpito Pahalgam, località turistica del Kashmir indiano, ha innescato una spirale di tensioni tra India e Pakistan, riaccendendo un conflitto latente che minaccia di degenerare in uno scontro aperto. L’attacco, rivendicato dal “Fronte della Resistenza” – gruppo considerato vicino a Lashkar-e-Taiba, organizzazione bandita da New Delhi per le sue attività sovversive – ha causato la morte di 26 persone, quasi tutte turisti indiani, e il ferimento di altre 17. Un episodio che ha spinto l’India ad adottare misure drastiche, tra cui l’espulsione di tutti i cittadini pakistani entro il 29 aprile e la sospensione immediata del rilascio dei visti.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Islamabad, da parte sua, ha replicato ordinando ai propri cittadini – fatta eccezione per il personale diplomatico – di abbandonare il territorio indiano entro la stessa scadenza. Intanto, Nuova Delhi ha chiuso il principale valico di frontiera terrestre, sospendendo anche un trattato bilaterale sulla gestione delle acque del fiume Chenab, misura che rischia di acuire le già tese relazioni tra i due Paesi.

A complicare il quadro, i recenti test missilistici condotti da entrambe le potenze nucleari, segnali inquietanti di una preparazione militare che alimenta timori di un’escalation incontrollabile. La regione del Jammu e Kashmir, contesa da decenni e teatro di ripetuti scontri, si conferma così la polveriera del subcontinente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.