La figlia di Galeazzi e l'amarcord tra tenerezza e amarezze: "Mara Venier? Nemmeno un messaggio quando è morto"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il dodici, quel numero che per Gian Piero Galeazzi è stato una sorta di marchio di fabbrica del destino, un cifra ricorrente quasi ossessiva che ne ha scandito le tappe fondamentali dell’esistenza – dal matrimonio alla laurea, dalla nascita del figlio fino alla morte del padre – lo ha accompagnato anche nel momento del commiato. Lui, il popolare “Bisteccone” dal cuore grande quanto la sua stazza, se n’è andato il 12 novembre del 2021, alle dodici, quasi a chiudere un cerchio che la figlia Susanna, giornalista e conduttrice del Tg5, riapre oggi con affetto e senza filtri in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Ne emerge il ritratto di un uomo che della vita ha fatto una festa, a tratti naif, spesso sopra le righe, capace però di lasciare un segno indelebile in chiunque lo abbia incrociato, fosse un fuoriclasse dello sport o un passante occasionale. La sua esuberanza, quella stessa che lo portava a mettere la mano fuori dal finestrino dell’auto per assaporare la libertà del vento appena iniziato un viaggio, era autentica e trascinava con sé anche le sue distrazioni proverbiali, come quando, durante una vacanza in Costa Smeralda, si dimenticò la piccola Susanna in discoteca affidandola, suo malgrado, alla custodia di Fabio Testi e Stefano Tacconi, o come un’altra volta, quando toccò a Simona Ventura e Stefano Bettarini riaccompagnarla a casa.
Il giullare e i rapporti difficili in Rai
Quella verve irrefrenabile, che lo aveva reso celebre al grande pubblico grazie alle sue incursioni goliardiche a Domenica In, dove non esitava a travestirsi da torero o da topolino per strappare una risata, non sempre però trovava terreno fertile tra i colleghi e i dirigenti di viale Mazzini. Susanna Galeazzi non usa mezzi termini nel descrivere l’ambiente che suo padre si trovava ad affrontare quotidianamente: un clima di ambizione spietata e di invidia, dove la scrivania poteva sparire da un giorno all’altro al ritorno da un servizio. Tra i pochi che gli rimasero accanto, cita Mario Giobbe ed Enrico Tonali, mentre il nome di Marino Bartoletti emerge in controluce come quello di un direttore che non ne avrebbe mai apprezzato fino in fondo lo spirito, cercando anzi più di un pretesto per frenare quella comicità che a suo giudizio rischiava di allontanare Galeazzi dalla sua identità di cronista sportivo. Un contrasto, quello con l’allora direttore di Rai Sport, che la figlia ricorda come un rapporto segnato da una mancanza di stima profonda, quasi che la sua trasformazione in showman popolare fosse vista con sospetto da chi avrebbe preferito trattenerlo nei ranghi più ortodossi del giornalismo.
Il vuoto lasciato da Mara Venier e la passione per il cibo
Ma è sulla figura di Mara Venier che la testimonianza di Susanna si fa più pungente e carica di rammarico. Con lei, che lo volle al suo fianco per anni nel contenitore domenicale, Galeazzi aveva instaurato un legame che la figlia definisce di grande affetto, almeno finché le strade professionali sono rimaste intrecciate. Poi, però, qualcosa si è rotto. “Poi non lo ha rispettato”, scandisce la figlia, rivelando che alla morte del padre, avvenuta dopo il ricovero in una clinica per la riabilitazione del ginocchio e il successivo contagio da Covid che ne causò il trasferimento al Gemelli, dalla conduttrice non è arrivato nemmeno un messaggio alla famiglia. Un silenzio che stride con le dichiarazioni pubbliche di cordoglio e che getta una luce amara su un rapporto che sembrava essere stato profondo. Susanna racconta anche le ultime, difficili settimane di Gian Piero: il timore degli ospedali, quella paura atavica di morire da solo che purtroppo si è avverata quando un arresto cardiaco di dieci minuti lo ha stroncato lontano dai suoi cari. E poi, naturalmente, la sua gioia più terrena e incontenibile: il cibo. Quella stessa mole che lo portò a pesare oltre centosessanta chili negli anni d’oro di Domenica In e che lo trasformò nell’iconico “Bisteccone” – soprannome affibbiatogli da Gilberto Evangelisti e non, come molti pensano, da Fiorello o Bonolis – era il riflesso di un bisogno di emozione che trovava soddisfazione anche a tavola, tra scappatelle dai centri dietologici e abbuffate leggendarie, come quella mattina al Foro Italico in cui riuscì a divorare dodici cornetti.
Amicizie eccellenti e ricordi indelebili
Nel racconto della figlia, la figura di Galeazzi si staglia contro uno sfondo di amicizie eccellenti e aneddoti che profumano di un'Italia spettacolare e irripetibile. C’è l’immagine di lui, a Ischia, che chiacchiera a colazione con Michel Platini tra tennis e champagne sotto lo sguardo attonito degli altri avventori; le serate a Ponza da Gigi Proietti, con Vittorio Gassman in disparte a contemplare il tramonto; e poi il sodalizio umano con Diego Armando Maradona, con cui condivideva cene e feste a Napoli. Memorabile resta l’impresa del 10 maggio 1987, quando, grazie alla sua amicizia con il custode, riuscì a intrufolarsi negli spogliatoi del Napoli dopo la conquista del primo scudetto, chiudendosi dentro e passando il microfono a Maradona, che improvvisò interviste ai compagni prima di finire sotto una secchiata d’acqua che inzuppò anche la sua camicia celeste. Susanna ricorda anche il rapporto speciale con l’avvocato Gianni Agnelli, che una volta, dopo un rocambolesco avvicinamento, lo fece accomodare al suo tavolo offrendogli un pugno di riso in bianco e un’acqua Evian, un dettaglio che la dice lunga sull’ironia con cui “Bisteccone” sapeva raccontare anche i personaggi più inavvicinabili. Un mosaico di incontri e di umanità che restituisce l’immagine di un uomo che, tra dimenticanze e generosità, ha saputo farsi amare da un’intera nazione, lasciando un vuoto che nemmeno il silenzio di qualche vecchio collega potrà mai colmare.




