Cambogia e Thailandia riaprono il dialogo, ma i bombardamenti non cessano
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Redazione Esteri
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Nonostante i primi segnali di distensione, gli scontri al confine tra Cambogia e Thailandia non si sono fermati, continuando a mietere vittime e a costringere migliaia di persone alla fuga. Le artiglierie hanno ripreso a colpire nella notte tra sabato e domenica, mentre i due governi, sotto la spinta diplomatica degli Stati Uniti, si preparano a un incontro cruciale oggi a Kuala Lumpur.
I colloqui, ospitati dal premier malese Anwar Ibrahim in veste di presidente dell’ASEAN, vedranno fronteggiarsi il primo ministro cambogiano Hun Manet e l’ad interim thailandese Phumtham Wechayachai. L’obiettivo dichiarato è trovare una tregua immediata, ma le premesse restano incerte, considerato che le ostilità non si sono interrotte neppure alla vigilia del vertice.
L’intervento di Donald Trump, che ha personalmente sollecitato le parti a deporre le armi, ha accelerato l’avvio delle trattative, ma non è bastato a fermare le operazioni militari. I giornalisti dell’AFP, attestati nella cittadina cambogiana di Samraong, hanno riferito di aver udito distintamente i colpi d’artiglieria nelle prime ore dell’alba, a pochi chilometri dalla zona contesa.
Il bilancio del conflitto, ormai al quinto giorno, è drammatico: almeno 34 morti e oltre 168mila sfollati, numeri che rischiano di peggiorare se non si raggiungerà un accordo concreto. Gli Stati Uniti, attraverso il segretario di Stato Marco Rubio, stanno cercando di assumere un ruolo centrale nella mediazione, anche se osservatori sottolineano come l’iniziativa americana sembri dettata più da calcoli geopolitici che da una reale volontà di pacificazione.




