Il papa prega per la Siria e per le vittime del conflitto tra Thailandia e Cambogia, mentre Trump tenta una mediazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Papa Leone XIV, durante l’Angelus in piazza San Pietro, ha rivolto un accorato appello per la pace, ricordando le crisi in Siria e nel Sud-est asiatico. "Ogni persona ha un’intrinseca dignità, conferitale da Dio stesso", ha affermato, esortando le parti in conflitto a riconoscerla e a fermare ogni violenza. "Affido a Maria, regina della pace, le vittime innocenti e i governanti che possono porre fine a queste sofferenze". Le sue parole giungono in un momento di crescente tensione, mentre Thailandia e Cambogia continuano a fronteggiarsi lungo il confine, nonostante i tentativi di mediazione internazionale.
Proprio in Malesia, lunedì 28 luglio, si terranno i colloqui di pace tra i rappresentanti dei due paesi. Phumtham Wechayachai, premier ad interim thailandese, e Hun Manet, primo ministro cambogiano, si incontreranno sotto l’egida del presidente dell’Asean, il malese Anwar Ibrahim. L’annuncio, però, non ha fermato gli scontri, che nelle ultime ore si sono riaccesi con rinnovata intensità. Nonostante l’intervento diretto del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva spinto per un cessate il fuoco immediato, le ostilità sono riprese, aggravando un bilancio già drammatico: oltre 30 morti e più di 200.000 sfollati negli ultimi giorni.
La crisi, che vede contrapposte due nazioni storicamente rivali nonostante la loro dipendenza dal turismo internazionale, rischia di destabilizzare ulteriormente la regione. Gli attacchi reciproci, iniziati dopo dispute territoriali mai risolte, hanno trasformato il confine in una zona di guerra, con migliaia di civili costretti alla fuga. Se da un lato la diplomazia prova a trovare una soluzione, sul campo le operazioni militari procedono senza tregua, riducendo a zero gli spazi per una de-escalation.




