Il nuovo appello di papa Leone XIV: «Tacciano le armi, dall’Iran notizie che destano profonda costernazione»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Città del Vaticano. La voce del pontefice è tornata a levarsi dalla finestra del Palazzo Apostolico, e lo ha fatto con un’intensità che non lascia spazio a fraintendimenti, per chiedere, ancora una volta, che il fragore delle bombe cessi definitivamente. Al termine della preghiera dell’Angelus, papa Leone XIV ha dedicato la parte più accorata del suo intervento alla nuova e cruenta fase del conflitto in Medio Oriente, esprimendo tutta la sua preoccupazione per le notizie che giungono dall’Iran e che lui stesso ha definito capaci di «destare profonda costernazione». Davanti ai fedeli raccolti in piazza San Pietro, il Santo Padre ha voluto soffermarsi non solo sugli episodi di violenza e devastazione, che pure hanno caratterizzato queste ultime drammatiche settimane, ma anche su quel clima diffuso di odio e di paura che, a suo avviso, rischia di avvolgere l’intera regione in una morsa soffocante.

La preoccupazione per il Libano e il rischio di un allargamento del conflitto

Nelle parole del vescovo di Roma è emersa con chiarezza la paura che la spirale bellica innescata dalle ostilità possa non rimanere confinata ai territori già direttamente coinvolti, ma che possa invece estendersi come un incendio, coinvolgendo altre nazioni vicine. Un pensiero particolare, nel suo ragionamento, è andato al «caro Libano», un paese che, come ha ricordato il Papa, potrebbe «sprofondare nuovamente nell’instabilità» se la comunità internazionale non dovesse trovare al più presto una via d’uscita da questa escalation. Il riferimento alla possibilità che il conflitto si allarghi, e che trascini con sé altre popolazioni in una condizione di precarietà e di insicurezza, ha rappresentato il nucleo centrale del suo appello, un monito affinché non si sottovalutino le conseguenze di uno scontro che, ormai da giorni, tiene il mondo con il fiato sospeso e miete vittime innocenti.

L’invocazione per il dialogo e il ruolo della diplomazia

«Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi», ha scandito il pontefice con voce ferma, per poi aggiungere un passaggio fondamentale sulla necessità impellente di aprire «uno spazio di dialogo». Non si tratta, nelle sue intenzioni, di un semplice auspicio formale, bensì di un invito pressante affinché si torni a percorrere la via maestra della trattativa, l’unica in grado, secondo la visione che arriva dal Vaticano, di restituire dignità e speranza ai popoli. La richiesta è che, in questo spazio di confronto, si possa finalmente «sentire la voce dei popoli», una voce troppo spesso messa a tacere dall’escalation militare e dalle logiche di contrapposizione che alimentano il conflitto. Leone XIV ha voluto così ribadire che la diplomazia non può essere abbandonata, ma deve anzi ritrovare quel ruolo centrale che le compete per costruire percorsi di pace duraturi e giusti.

L’affidamento a Maria Regina della Pace e il ricordo delle donne

Nel concludere la sua riflessione, il Papa ha affidato la sua supplica alla Vergine Maria, invocata come Regina della Pace, chiedendo la sua intercessione per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e perché possa guidare i cuori degli uomini «lungo sentieri di riconciliazione e di speranza». L’Angelus di ieri, domenica 8 marzo, è caduto inoltre nella ricorrenza della Giornata internazionale della donna, e il pontefice non ha voluto dimenticare, in questo contesto di tensioni globali, le tante donne che, fin dall’infanzia, subiscono discriminazioni e violenze di ogni genere. Un pensiero, questo, che ha voluto legare idealmente la sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra a quella, altrettanto inaccettabile, di chi è vittima di abusi e disuguaglianze in ogni parte del mondo, rinnovando l’impegno della Chiesa per il riconoscimento della pari dignità tra uomo e donna.

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