Il grido del Papa: “Tacciano le armi in Iran e in Medio Oriente, si apra uno spazio di dialogo”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La terza domenica di Quaresima, a Roma, si è colorata dei toni cupi della guerra. Da Piazza San Pietro, gremita di fedeli nonostante l’ombra che si allunga sui conflitti in corso, papa Leone XIV ha lanciato un appello accorato perché cessi immediatamente la violenza che da giorni insanguina l'Iran e l'intera regione mediorientale. Il Pontefice, affacciandosi dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico al termine della preghiera dell'Angelus, ha parlato a braccio, ma il suo messaggio è apparso chiaro e netto sin dalle prime battute: dall'area continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione, e il timore è che quanto sta accadendo possa travalicare i confini già martoriati degli attuali teatri di scontro. La sua analisi, scevra da giri di parole, ha fotografato una realtà in cui agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge ora la concreta preoccupazione per un allargamento del conflitto che rischierebbe di far piombare nuovamente nell'instabilità altri paesi della regione, a partire dal “caro Libano”.

Il ragionamento del Santo Padre si è quindi sviluppato attorno a un'idea centrale: la forza delle armi non può e non deve essere l'unica voce a farsi sentire in Medio Oriente. “Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi”, ha ripetuto più volte, quasi in un ritornello liturgico, rivolgendosi idealmente non solo ai capi di Stato e di governo, ma a tutti i fedeli sparsi per il mondo, perché elevino una preghiera affinché si apra quello spazio di dialogo autentico e responsabile, nel quale si possa finalmente ascoltare la voce dei popoli oppressi dalla guerra. Il suo è un ragionamento che affonda le radici in una concezione della politica internazionale che non può prescindere dal confronto, dalla ragionevolezza e dalla tutela dei più deboli. Un messaggio, questo, che arriva in un contesto di escalation particolarmente cruenta: l'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro obiettivi militari e infrastrutturali iraniani, iniziata il 28 febbraio, ha già provocato un numero elevatissimo di vittime e una risposta di Teheran che si è estesa a diversi alleati americani nel Golfo, colpendo impianti di desalinizzazione in Bahrein e basi militari in Kuwait, mentre gli scontri al confine con il Libano hanno causato centinaia di morti, tra cui molti bambini.

La preoccupazione per l'escalation e il ruolo della diplomazia

Non è la prima volta che papa Leone XIV interviene sulla crisi in Medioriente, ma questo suo nuovo appello, a nove giorni dall'inizio delle ostilità, assume i contorni di una vera e propria supplica per scongiurare una catastrofe umanitaria dalle proporzioni inimmaginabili. Il Pontefice, primo americano a sedere sulla cattedra di Pietro, conosce bene le dinamiche politiche e militari che stanno dietro alle scelte dell'amministrazione Trump, eppure non ha esitato a chiedere a gran voce che si torni a percorrere la via maestra della diplomazia, l'unica in grado, secondo il suo ragionamento, di sanare le ferite e ricostruire un tessuto di convivenza civile. L'inquietudine vaticana, del resto, era già emersa nei giorni scorsi dalle parole del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che aveva messo in guardia dal rischio che il mondo intero potesse essere incendiato da guerre preventive come quella innescata in Iran. Oggi, con la situazione che precipita di ora in ora e le voci di una prossima scelta del nuovo leader supremo iraniano, la voce del Papa si leva come un monito universale, affidato all'intercessione di Maria Regina della Pace perché accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e speranza.

Il pensiero per le donne nell'8 marzo

Prima di congedarsi dai fedeli e di lasciarli alla loro preghiera personale, papa Leone XIV ha voluto rivolgere un pensiero speciale a tutte le donne, in occasione della Giornata internazionale a loro dedicata. Una riflessione, la sua, che si è legata idealmente al grido di dolore lanciato per le popolazioni mediorientali: purtroppo, ha detto, molte donne, fin dall'infanzia, sono ancora oggi discriminate e subiscono varie forme di violenza. Un problema, questo, che attraversa tutte le latitudini e tutte le culture, e che il Pontefice ha voluto sottolineare con forza, rinnovando l'impegno della Chiesa, fondato sul Vangelo, per il riconoscimento della pari dignità tra uomo e donna. A loro, in modo speciale, ha voluto esprimere la sua solidarietà e la sua preghiera. Un gesto, questo sì, che nella sua semplicità ha riportato l'attenzione su quelle vittime silenziose che, nelle guerre come nella quotidianità, pagano spesso il prezzo più alto in termini di sofferenza e di emarginazione.

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