L'appello del Papa per il Medio Oriente: “Cessi il fragore delle bombe, si apra al dialogo”
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Redazione Esteri
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Dalla finestra del Palazzo Apostolico, affacciandosi su una Piazza San Pietro gremita di fedeli nonostante la terza domenica di Quaresima, Papa Leone XIV ha lanciato ieri un accorato appello per la pace in Iran e nell'intera regione mediorientale. Il Pontefice, al termine della tradizionale preghiera dell'Angelus, ha espresso tutta la sua preoccupazione per le notizie che giungono da quell'area, definendole fonte di una “profonda costernazione” che non accenna a diminuire. Il suo pensiero, in particolare, è andato al rischio concreto di un allargamento del conflitto, una spirale che potrebbe risucchiare nazioni già provate come il “caro Libano”, facendolo “sprofondare nuovamente nell'instabilità”. Non si è trattato di un generico auspicio di pace, ma di un'analisi lucida e preoccupata della situazione, con il timore che agli attuali episodi di violenza e devastazione, già di per sé gravissimi, si aggiunga un'ulteriore escalation capace di avvolgere l'intera area in un “diffuso clima di odio e di paura”.
Il Santo Padre, la cui voce in queste settimane si era già levata più volte per condannare la ripresa delle ostilità, ha voluto trasformare la preoccupazione in una preghiera collettiva, invitando i fedeli a unire le proprie voci alla sua. “Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore”, ha esordito, “perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”. Un passaggio, quest'ultimo, che ha voluto sottolineare come, al di là delle ragioni dei potenti e delle strategie militari, siano le popolazioni civili a subire il peso più atroce dei conflitti, e siano proprio loro a dover tornare al centro di ogni possibile percorso di pacificazione. Il riferimento all'Iran e agli scontri in corso, che vedono coinvolti anche Stati Uniti e Israele, è apparso chiaro e diretto, così come la sollecitudine per il Libano, paese che il Papa ha voluto definire con un aggettivo carico di affetto e vicinanza.
L'implorazione alla Regina della Pace e il pensiero alle donne
Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha affidato questa supplica alla Vergine Maria, invocandola con il Titolo di “Regina della Pace” e chiedendole di intercedere “per coloro che soffrono a causa della guerra”. Un gesto di profonda devozione mariana, che ha voluto accompagnare i cuori di tutti, credenti e non, “lungo sentieri di riconciliazione e di speranza”, l'unica strada percorribile per uscire dall'abisso della violenza in cui la regione sembra essere precipitata. Il Pontefice, con questa immagine, ha voluto tracciare un orizzonte di pace possibile, che passa necessariamente dal superamento della logica delle armi e dalla riapertura di canali diplomatici, oggi più che mai necessari per scongiurare una catastrofe umanitaria dalle proporzioni inimmaginabili.
Non è mancato, nella stessa occasione, un pensiero rivolto alla ricorrenza dell'8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Il Papa ha voluto dedicare parole di forte solidarietà a tutte quelle donne che, “purtroppo fin dall'infanzia sono ancora discriminate e subiscono varie forme di violenza”. A loro, ha detto, “in modo speciale, va la mia solidarietà e la mia preghiera”. Un messaggio chiaro che ha voluto collegare idealmente la violenza dei conflitti armati a quella, più silenziosa ma non meno drammatica, che si consuma quotidianamente nei rapporti interpersonali e in molte società, ribadendo l'impegno della Chiesa per il riconoscimento della pari dignità tra uomo e donna, un impegno che, come ha ricordato, “per noi cristiani è alicerato nel Vangelo”.




