Besnate, il benzinaio abusivo nel cortile di casa: 18mila litri di gasolio agricolo e un giro da 270mila euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il via vai di automobili, un movimento che non conosceva orari né soste prolungate, aveva cominciato a insospettire i militari della Compagnia di Gallarate già da qualche settimana. In un’area residenziale di Besnate, piccolo comune alle porte di Varese, quel cortile apparentemente anonimo – protetto da mura basse e da una cancellata sempre socchiusa – nascondeva in realtà una centrale operativa del tutto illegale: un distributore abusivo di carburante agricolo, rifornito e gestito senza alcuna autorizzazione, eppure in grado di attrarre una clientela costante e silenziosa.

L’indagine della Guardia di Finanza e il blitz nel cortile

Sono stati i controlli ordinari del territorio, quelli che spesso passano inosservati ma che i finanzieri del comando provinciale di Varese non hanno mai smesso di effettuare, a far scattare le prime verifiche mirate. Quel continuo entrare e uscire di autovetture – si legge nei rapporti investigativi – avveniva spesso nelle ore serali o nelle prime mattine, un dettaglio che ha spinto gli uomini della tenenza a seguire le tracce logistiche del movimento. E così, passo dopo passo, è emersa la natura del meccanismo: gasolio agricolo, acquistato con agevolazioni fiscali destinate esclusivamente a chi lavora la terra, veniva invece rivenduto a privati a prezzi stracciati, ben al di sotto di quelli praticati dai distributori tradizionali. All’interno di quell’area cortilizia, i militari hanno scoperto un vero e proprio impianto di rifornimento improvvisato, completo di serbatoi, pompe e sistemi di travaso, il tutto privo di certificazioni di sicurezza e di qualunque comunicazione al registro degli esercizi commerciali.

Tre indagati, un business da 270mila euro in un anno

Al termine delle indagini – condotte dalla Procura di Busto Arsizio e coordinate con i reparti specializzati della Guardia di Finanza – tre cittadini italiani sono stati iscritti nel registro degli indagati. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in circa dodici mesi di attività, il gruppo avrebbe commercializzato illegalmente non meno di 18mila litri di carburante agricolo, per un valore complessivo stimato oltre i 270mila euro. Un giro d’affari, questo, sostenuto interamente dalla differenza di prezzo: il gasolio agricolo, grazie alle agevolazioni previste dalla normativa europea e nazionale, può costare fino al 40 per cento in meno rispetto al gasolio per autotrazione; una forbice che, nel mercato parallelo creato a Besnate, diventava interamente utile per chi vendeva e risparmio immediato per chi comprava, senza però che lo Stato incassasse un solo euro delle accise dovute.

Il sequestro, la donazione alla Croce Rossa e le accuse penali

Nel corso del blitz eseguito nelle scorse ore, i finanzieri hanno sequestrato circa 2mila litri di carburante ancora stoccati nei serbatoi presenti nel cortile. Una quantità notevole – che testimonia la continuità operativa dell’attività clandestina – è stata successivamente donata alla Croce Rossa di Bresso, che potrà utilizzarla per i propri mezzi di soccorso nel pieno rispetto della normativa. Le accuse, per i tre indagati, sono pesanti: si va dall’esercizio abusivo di attività di vendita di carburante alla ricettazione, passando per la frode nelle forniture all’agricoltura e per l’omissione dei versamenti fiscali relativi alle accise. Alcuni di loro, a quanto risulta, avrebbero anche tentato di giustificare il possesso del gasolio dichiarandolo come “scorta per mezzi agricoli di famiglia”, una versione che non ha retto di fronte ai registri di vendita improvvisati trovati durante la perquisizione, sui quali erano annotati con cura nomi, targhe e importi di ogni singolo rifornimento.

Un fenomeno che non riguarda solo Besnate: le implicazioni per la sicurezza e il fisco

La scoperta di questo distributore abusivo – che per mesi ha operato indisturbato in un cortile privato a pochi passi da abitazioni e da un parco giochi – riaccende i riflettori su un fenomeno sommerso ben più ampio. Il gasolio agricolo, proprio perché agevolato, rappresenta da anni un obiettivo sensibile per le organizzazioni dedite al contrabbando e all’evasione fiscale. In questo caso, però, non ci si trovava di fronte a una rete su larga scala né a traffici con l’estero; piuttosto, a un’iniziativa artigianale ma organizzata, capace di creare un micro-sistema economico parallelo interamente basato sull’elusione delle imposte e sul rischio zero di controlli. E se per gli acquirenti – automobilisti comuni, piccoli artigiani, forse qualche titolare di partita Iva – l’affare era immediato, le conseguenze penali per chi gestiva l’operazione si sono rivelate, alla fine, inevitabili. La Guardia di Finanza non esclude, adesso, ulteriori sviluppi istruttori legati alla posizione di alcuni clienti abituali, qualora emergesse la loro consapevolezza della provenienza illecita del carburante. Di certo, quel cortile di Besnate ha smesso di vedere auto entrare e uscire. Almeno per ora.

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