È morto Paki Canzi, frontman dei Nuovi Angeli e voce di “Donna felicità”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se ne è andato domenica 15 marzo, all’età di 78 anni, Pasquale Canzi, per tutti Paki, cantante, pianista e anima storica del complesso beat I Nuovi Angeli. La notizia della scomparsa del musicista milanese, nato l’8 settembre del 1947, è stata diffusa attraverso i canali social e ha subito fatto il giro del web, raccogliendo numerosi messaggi di cordoglio da parte di fan e colleghi, segno tangibile dell’affetto che ancora circondava un artista che ha segnato un’epoca della musica leggera italiana. La camera funeraria è stata allestita presso la Casa funeraria di Vignate, mentre le esequie, celebrate in forma laica, si terranno mercoledì 18 marzo alle ore 11, offrendo l’occasione per un ultimo saluto a chi ha contribuito a rendere indimenticabile la colonna sonora di un'intera generazione.

La sua carriera, lunga oltre cinquant’anni, affondava le radici in una passione coltivata fin dall'infanzia, quando iniziò a studiare pianoforte frequentando il conservatorio. Il debutto avvenne nei primi anni Sessanta in un duo denominato Paki & Paki, formato con Pasquale Andriola, con cui incise i primi singoli e partecipò al Festivalbar del 1964, facendo intravedere le prime promettenti luci della ribalta. Fu però nel 1966 che la svolta si materializzò con la fondazione dei Nuovi Angeli, gruppo in cui militarono Alberto Pasetti, Renato Sabbioni e Ricky Rebaioli, e che di lì a poco sarebbe diventato uno dei pilastri del beat italiano, un genere che mescolava melodie orecchiabili e ritmi trascinanti provenienti oltremanica.

Dagli esordi con “Ragazzina, ragazzina” al trionfo di “Donna felicità”

Il primo, vero grande successo arrivò nel 1969 con “Ragazzina, ragazzina”, fortunato adattamento italiano di “Mendocino” dei Sir Douglas Quintet, un brano che spalancò le porte delle classifiche al quintetto. Ma fu nel 1971 che la popolarità della band raggiunse il suo apice assoluto: l’uscita di “Donna felicità”, brano firmato da Roberto Vecchioni insieme ad Andrea Lo Vecchio, rappresentò un vero e proprio fenomeno commerciale. Il 45 giri vendette oltre un milione e mezzo di copie, trainando i Nuovi Angeli ai vertici delle hit parade non solo in Italia ma anche all’estero, un traguardo tutt’altro che scontato per un gruppo italiano dell’epoca. A questo exploit fecero seguito altri pezzi destinati a restare nell’immaginario collettivo, come “Singapore”, “Uakadì Uakadù” e “Anna da dimenticare”, che consolidarono ulteriormente la fama del complesso, capace di vendere complessivamente circa otto milioni di dischi nell’arco della sua carriera.

Una fedeltà incrollabile alla band e l’ultimo concerto mai realizzato

Con il mutare dei gusti musicali e il progressivo esaurirsi della stagione d’oro del beat, i Nuovi Angeli attraversarono numerosi cambi di formazione, come spesso accade per i gruppi che si protraggono nel tempo. Canzi, però, non venne mai meno al suo ruolo di frontman, rimanendo il punto di riferimento imprescindibile della band, il volto riconoscibile e la voce che il pubblico continuava ad amare e a cercare dal vivo. Negli ultimi anni, pur dividendosi tra Milano e Peschiera Borromeo, non aveva mai smesso di esibirsi, portando avanti con passione il repertorio di una vita e mantenendo vivo quel legame speciale con i suoi ascoltatori. La sua scomparsa, avvenuta a pochi giorni da un concerto previsto per il 20 marzo all’Auditorium di Bareggio, in provincia di Milano, dove avrebbe dovuto suonare insieme ad Aldo Valente e Marco Bonino, rende quell’appuntamento l’occasione mancata per un ultimo, ideale saluto al palcoscenico.

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