Incendio alla Versalis di Mantova, le fiamme nel deposito di polimeri e l’evacuazione di 800 lavoratori

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una densa colonna di fumo nero, visibile per chilometri in tutta la provincia e oltre, si è alzata nel cielo di Mantova nella tarda mattinata di venerdì 12 giugno: a prendere fuoco, all’interno del grande centro di ricerca Eni di via Taliercio, è stato un magazzino di stoccaggio della Versalis, la società chimica del gruppo, dove erano accatastati materiali plastici e polimeri stirenici.

Le fiamme, divampate per cause ancora tutte da accertare, hanno immediatamente innescato il sistema antincendio interno, e da lì il piano di emergenza aziendale, portando in un quarto d’ora all’evacuazione di circa 800 dipendenti, che sono riusciti a mettersi in salvo senza riportare conseguenze fisiche; fonti sanitarie parlano al momento di un solo caso di lieve intossicazione, senza che si siano registrate altre criticità rilevanti tra i lavoratori.

Il complesso dispiegamento dei vigili del fuoco e la messa in sicurezza dell’area

Sul posto, la macchina dei soccorsi si è mobilitata in tempi rapidissimi, con un imponente dispositivo che ha visto convergere nello stabilimento sette squadre operative supportate da due autobotti chilolitriche, un robot antincendio inviato da Milano e persino l’elicottero Drago del Reparto volo di Bologna, senza dimenticare l’apporto dei nuclei Nbcr, specializzati in contaminazioni chimiche, e dei droni dotati di termocamera.

La complessità dell’intervento, spiegano i pompieri, derivava non solo dalla vastità del rogo, ma soprattutto dalla natura dei materiali coinvolti; i polimeri in combustione, tra cui una larga parte di polistirolo, hanno reso le operazioni di spegnimento particolarmente delicate, costringendo le squadre a provenire da numerosi comandi del Nord Italia, tra cui Brescia, Verona, Modena, Cremona e Reggio Emilia, per garantire un adeguato rifornimento idrico e la necessaria specializzazione tecnica.

In quelle stesse ore, l’attenzione delle autorità si è concentrata anche su un potenziale pericolo secondario: nelle vicinanze del capannone in fiamme si trovavano tre vagoni ferroviari contenenti cloruro di titanio, una sostanza utilizzata nei processi industriali che è stata prontamente rimossa dai binari dopo la sospensione cautelativa della circolazione sulla linea Mantova-Monselice.

L’ordinanza del sindaco Murari e la rimodulazione delle limitazioni a 700 metri

Non appena la nube tossica ha iniziato a espandersi, il primo cittadino Andrea Murari ha firmato un’ordinanza precauzionale rivolta a tutta la cittadinanza, raccomandando di tenere chiuse le finestre e di evitare, per quanto possibile, di sostare all’aperto in attesa dei risultati dei campionamenti ambientali; un provvedimento analogo è stato adottato in via coordinata anche dai sindaci dei comuni limitrofi, da Porto Mantovano a Borgo Virgilio, testimoniando la diffusione del preoccupazione tra la popolazione.

Nel corso della giornata, dopo un secondo vertice convocato d’urgenza in prefettura dal prefetto Roberto Bolognesi, i tecnici dell’Arpa hanno potuto fornire i primi dati relativi alla qualità dell’aria: gli inquinanti tipici dei processi di combustione erano effettivamente presenti, ma non in concentrazioni tali da destare allarmi particolari, circostanza che ha suggerito una rimodulazione delle restrizioni.

L’amministrazione comunale ha quindi emesso un nuovo provvedimento, valido fino alla mezzanotte dello stesso giorno, che limita l’invito a restare al chiuso esclusivamente entro un perimetro di 700 metri dal focolaio, lasciando libero il resto della città dal divieto, sebbene sia stata mantenuta la raccomandazione di lavare accuratamente frutta e verdura eventualmente raccolte nelle aree interessate dall’emergenza.

Le indagini in corso, i sindacati e il monitoraggio dell’aria

Mentre i vigili del fuoco, dopo aver evitato la propagazione alle altre strutture dello stabilimento, continuavano a domare le ultime braci, dall’azienda è arrivata una nota ufficiale che confermava l’assenza di feriti tra i dipendenti e rassicurava sul fatto che gli impianti produttivi veri e propri non erano stati interessati dalle fiamme.

Sul fronte investigativo, non sono state ancora rese note le cause che hanno innescato il rogo, ma è stato chiarito che verranno effettuati tutti gli accertamenti necessari per risalire alla loro origine, anche alla luce delle richieste avanzate congiuntamente dalle organizzazioni sindacali; Cgil, Cisl e Uil, in una nota, hanno voluto sottolineare l’efficacia delle procedure di emergenza messe in atto dai lavoratori presenti sul posto, ringraziandoli per la prontezza che ha evitato conseguenze ben più gravi, ma hanno al contempo preannunciato la richiesta di un confronto approfondito e

Trasparente con i vertici dell’azienda per discutere le eventuali ulteriori misure di sicurezza. Quanto ai possibili rischi ambientali residui, l’Arpa ha proseguito nelle attività di monitoraggio con campionatori ad alto volume posizionati nella zona industriale; i primi dati – è stato spiegato nel corso del vertice in prefettura – hanno scongiurato la necessità di mantenere lo stato di massima allerta, sebbene l’evoluzione della situazione sia stata tenuta costantemente sotto osservazione fino al completo spegnimento del deposito.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.