Meloni e il 25 aprile: un messaggio in bilico tra memoria e divisione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «La nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato». Le parole di Giorgia Meloni, pubblicate in occasione dell’anniversario della Liberazione, hanno suscitato reazioni contrastanti, non tanto per ciò che affermano – un riconoscimento formale dei principi costituzionali – quanto per ciò che lasciano intendere. Se da un lato la premier evita toni celebrativi, dall’altro ribadisce implicitamente la distanza tra la destra attuale e quella che, settantasette anni fa, perse la guerra civile. Un equilibrio precario, che riflette la difficoltà di conciliare la retorica governativa con una data storica ancora percepita come divisiva, soprattutto alla luce dei recenti episodi, come l’imbarazzante rifiuto di Ignazio La Russa di alzarsi in Senato durante l’esecuzione di Bella ciao.

D’altronde, il 25 aprile resta una ricorrenza scomoda per chi, pur condannando il fascismo, ne eredita simbologie e linguaggi. Lo dimostra anche il messaggio di Mattarella, che dal palco del Teatro Chiesa ha ricordato come la Resistenza non sia un retaggio del passato, ma un monito sempre attuale: «È sempre tempo di Resistenza». Un concetto ribadito con forza a Genova, dove migliaia di persone hanno riempito le strade, fischiando il governatore Bucci e il vicesindaco Piciocchi, esponenti di un centrodestra accusato di ambiguità. Tra bandiere dell’Anpi e striscioni polemici, la città – che nel 1945 si liberò da sola, prima dell’arrivo degli alleati – ha mostrato ancora una volta il legame viscerale con la sua storia.

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