Ilenia Pastorelli si confessa: “Affascinata dai brutti, ma quando diventano cattivi li lascio”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’ammissione, nella lunga intervista che Ilenia Pastorelli ha concesso a “Verissimo”, che restituisce il ritratto di una donna refrattaria agli schemi, persino in amore, dove – a suo dire – la sfortuna regna sovrana. L’attrice, che ha da poco compiuto 40 anni, ha approfittato dell’occasione offerta dall’imminente uscita del suo ultimo film, “L’amore sta bene su tutto”, prevista per il 6 maggio, per aprire uno squarcio sulla sua vita sentimentale, descrivendola senza filtri né ipocrisie. “Sono sfortunata” ha dichiarato a Silvia Toffanin, e poi ha aggiunto un dettaglio rivelatore: ciò che la attrae, irrimediabilmente, non è la perfezione estetica ma il suo opposto, una sorta di fascino del brutto che però, puntualmente, si trasforma in una trappola. Perché, spiega, quegli stessi uomini dal fascino ruvido e anticonvenzionale finiscono per rivelarsi anche cattivi, e a quel punto non le resta che lasciarli.

Single da un anno e mezzo e nessun Mark Caltagirone all’orizzonte

L’ultima relazione, quella che l’attrice ha chiuso, risale a circa diciotto mesi fa. Oggi Ilenia Pastorelli è single e, a giudicare dalle sue parole, non sembra disposta a inventarsi un partner pur di non restare sola. “Non posso inventarmi un Mark Caltagirone” ha affermato, citando un nome che nell’immaginario collettivo potrebbe evocare un modello di maschietto perfetto, o comunque socialmente apprezzabile. Ma lei non cerca quello; anzi, sembra quasi cercare il contrario, salvo poi scontrarsi con una dinamica ricorrente: la bruttezza iniziale – che può essere fisica o caratteriale – degenera in cattiveria, e il confine tra fascino inusuale e tossicità si rivela più sottile del previsto. “Incontro uomini che non saprei nemmeno descrivere bene” ha confidato, lasciando intendere una certa stanchezza, forse perfino un po’ di rassegnazione, di fronte a un campionario umano difficile da catalogare.

Dall’infanzia da maschiaccio alla paura delle “didascalie” esistenziali

Ma il racconto di Pastorelli non si è limitato al presente amoroso; anzi, è affondato le radici in un’infanzia ribelle, vissuta da maschiaccio con le ginocchia sempre sbucciate – e sua madre, dice, era disperata – e con una predilezione per i giochi considerati “da maschi”. È stata poi la danza classica, quella disciplina severa ed elegante, a tirarle fuori la femminilità, come se dentro di sé avesse dovuto prima sedimentare una certa irrequietezza per poi incanalarla in forme più composte. L’attrice ha parlato anche della propria difficoltà ad adattarsi agli schemi precostituiti: “Mi spaventava da morire questa didascalia che mi facevano della vita: tu vai a scuola, ti diplomi, poi magari fai l’università, ti laurei, ti sposi, paghi il mutuo, finisce il mutuo e arrivederci”. Una paura, quella della linearità obbligata, che ha probabilmente influenzato anche le sue scelte sentimentali, tenendola lontana da qualsiasi tentazione di routine rassicurante ma soffocante.

“Non ho mai fatto un incontro folgorante” (e la felicità non si dà in pegno)

Già lo scorso aprile, in un’intervista a Vanity Fair, Ilenia Pastorelli aveva anticipato alcuni di questi temi, offrendo un’altra chiave di lettura della sua sfortuna amorosa. “Io non riesco a mettere la mia felicità nelle mani di qualcun altro, perché è come dare una specie di potere” aveva dichiarato, descrivendo l’innamoramento come un atto di fiducia quasi impossibile da compiere per lei, una resa che non ha mai sperimentato fino in fondo. “Non credo di esserlo mai stata” ha aggiunto, riferendosi all’innamoramento folgorante, quel colpo di fulmine di cui tanto si parla ma che lei non ha mai incrociato. “Sono sempre stata un po’ sfigata in amore”, la sintesi spiazzante di un’esperienza costellata di mezze misure e di attrazioni che si rivelano illusioni. Nessuna conclusione affrettata, nessuna ricetta per il futuro: solo la cronaca sincera di una quarantenne che guarda i propri fallimenti sentimentali con lucidità, senza teatralità, e che forse – proprio per questo – riesce a parlarne con una rara, disarmante naturalezza.

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