Ilenia Pastorelli a “Verissimo”: «Ho un problema con la noia, e in amore mi piacciono i brutti»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non servono set cinematografici né sceneggiature costruite a tavolino, talvolta, per generare un certo tipo di attenzione. Ilenia Pastorelli, attrice romana di quarant’anni che il grande pubblico ha imparato a conoscere prima grazie alla partecipazione a “Il Fratello” e poi consacrata dal successo planetario di “Lo chiamavano Jeeg Robot” (ruolo che le è valso il David di Donatello come migliore interprete protagonista), ha scelto il salotto morbido ma implacabile di Silvia Toffanin per mettere a nudo un aspetto della sua vita privata che raramente si presta a dichiarazioni di circostanza. Seduta su quelle poltrrone che hanno visto confessarsi mezza televisione italiana, l’attrice ha parlato senza filtri di una certa difficoltà a restare ancorata alle situazioni, fosse pure quelle sentimentali.
La noia come spartiacque esistenziale e relazionale
«Ho un problema con la noia», ha ammesso Pastorelli, e in questa ammissione – pronunciata con quella schiettezza che i suoi fan le riconoscono – si cela forse il vero motore delle sue scelte o, a seconda dei punti di vista, delle sue fughe. Il problema, a sentire le sue parole, non riguarda soltanto le relazioni amorose, ma si estende a un disagio più diffuso, quasi esistenziale: la difficoltà di non trovare stimoli sufficienti in ciò che, oggettivamente, dovrebbe garantire stabilità. La noia, per l’attrice, diventa un filtro che spesso si trasforma in una ragione per guardare altrove, anche quando dall’altra parte c’è una persona che, almeno sulla carta, sembrerebbe in grado di offrire tutto il necessario per un legame duraturo.
«Mi piacciono i brutti, poi però diventano cattivi»
Ed è qui che il discorso si fa più interessante, quasi un paradosso dichiarato senza vergogna. «Sono molto affascinata dal brutto, mi piacciono i brutti», ha spiegato Ilenia, lasciando intendere che l’estetica tradizionale – quella dei canoni patinati – non esercita su di lei alcuna attrazione particolare. Anzi, quasi il contrario: è proprio quel che sfugge alla bellezza convenzionale ad attrarla, una ricerca dell’imperfezione che però, puntualizza, finisce spesso per riservarle brutte sorprese. «Però a un certo punto diventano anche cattivi e allora li lascio», ha aggiunto, offrendo così una chiave di lettura per i suoi fallimenti sentimentali. Non si tratta di una semplice predilezione estetica, insomma, ma di una dinamica più complessa: la bruttezza iniziale, percepita come fascino autentico o come una sorta di garanzia di sostanza, degenererebbe in cattiveria vera e propria, costringendola a chiudere la relazione.
Single da un anno e mezzo: «In amore sono sfortunata»
L’ultima relazione importante, ha rivelato l’attrice, risale ormai a circa diciotto mesi fa. Un lasso di tempo non lunghissimo, ma sufficiente per farle tirare una sorta di bilancio. «In amore sono proprio sfortunata», ha detto senza troppi giri di parole, quasi fosse una consapevolezza ormai acquisita dopo decenni di tentativi ed errori. Una sfortuna che lei stessa descrive come una difficoltà oggettiva a incontrare figure maschili che sappiano restare fedeli a quel fascino iniziale senza poi scivolare nella cattiveria. «Incontro uomini che non saprei nemmeno descrivere bene», ha confessato, e forse questa incapacità di definirli è la spia più chiara di una certa confusione interiore, quella stessa confusione che la porta a cercare il brutto e a ritrovarsi, puntualmente, davanti a un carattere ostile.
Dai David di Donatello alla poltrona di Toffanin, una carriera senza sconti
Nell’intervista, però, non si è parlato solo di cuore e di disavventure sentimentali. Pastorelli ha avuto modo di ripercorrere le tappe fondamentali di una carriera che, partita da esperienze televisive nell’adattamento del celebre reality “Il Fratello”, è approdata al cinema con una forza così dirompente da conquistare la critica più severa. Il salto di qualità – come lei stessa ha ricordato – è stato quello di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, pellicola che l’ha lanciata nell’olimpo degli attori italiani premiati con il David. Un destino, il suo, che sembra costruito proprio sul rovesciamento delle aspettative: come nei gusti amorosi predilige ciò che è fuori dai canoni, così nella professione ha saputo imporre una presenza scenica che non chiede sconti e che non teme di mostrare le proprie fragilità. Nemmeno quelle che riguardano la sfera più intima.




