La strage invisibile dei senza dimora: quest'anno ne sono morti 400
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Redazione Interno
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Si muore sotto un portico, tra le macerie di un edificio dismesso o in un giaciglio di fortuna, in quella che ormai, senza enfasi ma con il crudo rigore dei numeri, viene definita una strage. Una strage per l'appunto invisibile, che consuma esistenze minime ai margini della cronaca, e che solo quando si manifesta con la violenza di un rogo o con il gelo dell'inverno riesce, talvolta, a conquistare qualche riga di giornale. I clochard, che vivono di espedienti e dormono negli anfratti delle città, rappresentano una porzione di umanità della quale pochi si curano, se non quando la tragedia, improvvisa, irrompe nella sua definitività.
L'identità negata e la scienza chiamata a supplire
È accaduto ad Avezzano, dove un incendio, divampato in un'ex palazzina delle Poste ormai abbandonata, ha posto fine alla vita di un uomo, riducendone il a qualcosa di carbonizzato e irriconoscibile. Mentre un altro uomo, di nazionalità rumena, è riuscito a salvarsi pur intossicato dal fumo, la vittima principale di quel rogo è rimasta senza nome, una sagoma anonima la cui storia personale è stata cancellata assieme ai lineamenti del volto. La Procura locale, per questo, ha disposto non solo l'autopsia per stabilire la dinamica precisa della morte, ma anche il prelievo di un campione biologico per l'esame del Dna, unico strumento rimasto per tentare di risalire a un'identità, confrontando quel profilo genetico con quelli custoditi nelle banche dati.
Un decesso che interroga le coscienze collettive
Quello che è avvenuto in via Mazzarino, con i vigili del fuoco e i carabinieri chiamati a un intervento tanto drammatico quanto ordinario nelle sue dinamiche d'emergenza, non è un episodio isolato ma il riflesso di una condizione endemica. Le morti dei senza tetto, che si susseguono senza soluzione di continuità durante tutti i mesi dell'anno, passano spesso inosservate, diventando statistiche fredde che poco dicono della sofferenza che le precede. L'uomo di Avezzano, il cui destino si è compiuto tra quelle mura degradate, incarnava una solitudine estrema, tale da rendere necessario l'ausilio della scienza forense per poterlo almeno nominare, restituendogli, in extremis, una dignità.
La cronaca nera che svela un dramma sociale
L'indagine, coordinata dai militari, procede dunque su un doppio binario: accertare le cause del rogo, che potrebbero essere le più varie, e al contempo dare un volto a chi non ne ha più. Quel luogo, un tempo sede di un servizio pubblico e poi trasformato in ricovero di fortuna, è diventato teatro di una fine atroce, che ha portato alla luce, suo malgrado, l'esistenza di chi l'aveva eletto a dimora. La tragedia, nella sua essenzialità, costringe a guardare ciò che solitamente si preferisce ignorare, ovvero il fatto che in strada si perda la vita per cause banali, per il freddo, per un incidente o, come in questo caso, per un incendio, morendo nell'indifferenza generale.




