La crisi della Juventus: Spalletti e l'assenza di un progetto vincente
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Redazione Sport
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La sconfitta patita sul campo del Napoli non rappresenta, per la Juventus, una semplice battuta d'arresto ma il sintomo di un malessere profondo che attanaglia la società da ormai un quinquennio. Mentre i diretti concorrenti per lo scudetto hanno ormai accumulato un distacco considerevole, lasciando i bianconeri a un'insidiosa rincorsa per un posto in Champions League, l'impressione che si ricava osservando la squadra è quella di una compagine priva di identità e di chiare idee di gioco. Luciano Spalletti, chiamato a guidare la squadra dopo l'esperienza di Thiago Motta e il breve interregno di Igor Tudor, sembra riflettere in questa fase le medesime incertezze che hanno caratterizzato il suo percorso con la nazionale, incapace finora di imprimere una svolta decisiva a un gruppo che, come evidenziato dalla prestazione al Maradona, fatica a esprimere una reale coralità.
Un ciclo di cambiamenti che non cambia nulla
La sensazione, scorrendo gli ultimi anni, è quella di assistere a un vortice di trasformazioni solo apparenti, dove l'avvicendarsi di allenatori con filosofie diametralmente opposte – dall'estremo dinamismo di Motta al pragmatismo di Tudor – non ha prodotto la discontinuità sperata. L'approdo di Spalletti, il quale pure vanta un palmarès di rispetto, sembra per ora inserirsi in questo solco: le sue parole, dopo la partita, hanno suonato poco convincenti, e l'impressione generale è che la squadra stia navigando senza una rotta precisa. Una situazione che, come sottolineato da alcune voci interne, getta un'ombra anche sul lavoro della dirigenza, chiamata a rispondere di scelte di mercato spesso discutibili e della difficoltà nel costruire un progetto sportivo coerente e di lungo periodo.
La squadra senza anima e la mancanza di leadership
Sul terreno di gioco, i limiti appaiono cristallini e vanno ben oltre il risultato di una singola partita. La Juventus, che un tempo era sinonimo di ferrea determinazione e capacità di imporre il proprio gioco, oggi si mostra fragile e prevedibile, dipendente dalle singole iniziative dei suoi giocatori più che da un disegno collettivo. Mancano, e non è un dettaglio da poco, figure in grado di assumersi la responsabilità della situazione, sia in campo che fuori, lasciando emergere un vuoto di leadership che alimenta la percezione di uno smarrimento generale. Quando a parlare pubblicamente sono i calciatori e non i dirigenti preposti alla costruzione del progetto, come è accaduto di recente, è segno che la gerarchia e la chiarezza dei ruoli all'interno del club sono venute meno.
Il futuro già scritto dalle prossime partite
Il calendario imminente si prospetta dunque decisivo per valutare la tenuta dell'intero ambiente juventino, Spalletti in primis. Le prestazioni che verranno non saranno giudicate semplicemente in base ai punti conquistati, ma anche e soprattutto in base all'immagine proposta, alla capacità di mostrare segnali di reazione e di un'identità in divenire. La sensazione, tuttavia, è che la strada per uscire da questo anonimato sportivo, una condizione così rara nella storia centenaria del club, sia ancora lunga e irta di ostacoli, con la necessità di un ripensamento radicale che parta dalle fondamenta e che vada ben oltre la figura dell'allenatore in panchina.




