Omicidio nella zona degli orti di Bra, l'autopsia non basta e si procederà con nuovi accertamenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è bastata l'autopsia, eseguita ieri all'ospedale di Verduno sul Corpo del venticinquenne albanese trovato senza vita nelle campagne di Bra, per fugare i dubbi che gli inquirenti nutrono sulla dinamica di quanto accaduto all'alba di venerdì scorso. La Procura della Repubblica di Asti, che coordina le indagini, ha disposto per domani mattina ulteriori approfondimenti tecnici, e saranno sempre i medici legali a dover tornare sul corpo per cercare di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi che ha portato alla morte del giovane, la cui salma giace ancora nelle camere mortuarie della struttura sanitaria. Il delitto, al momento, rimane avvolto in più di un mistero: sebbene l'ipotesi del colpo d'arma da fuoco alla nuca sia apparsa subito la più concreta, specialmente dopo il ritrovamento del cadavere riverso in una pozza di sangue accanto a una Lancia Ypsilon, le cui portiere erano state trovate aperte, i riscontri forniti dall'esame autoptico non sono stati sufficienti a certificare in via definitiva le cause e le modalità dell'accaduto. La zona del ritrovamento, un'area di orti situata tra la città e la frazione di Pollenzo, in località Chivola, e precisamente nelle vicinanze della cascina Pedaggera, è risultata priva di sistemi di videosorveglianza attivi, e questo particolare non fa che complicare il lavoro degli investigatori dell'Arma, già alle prese con un caso che presenta diversi nodi irrisolti.

Il giallo della dinamica e il movente ancora da accertare

Ciò che rende la vicenda particolarmente complessa, e che ha spinto la sostituto procuratore Sara Paterno a chiedere ulteriori esami, è la necessità di comprendere non solo il tipo di ferita, che pure alcuni fonti indicano come probabilmente causata da un proiettile, ma l'esatta successione di ciò che è accaduto in quel campo, dove il ragazzo, un cittadino albanese residente a Cinzano, una frazione di Santa Vittoria d’Alba, e incensurato, aveva evidentemente un appuntamento. Accanto al, come detto, gli uomini della scientifica hanno rinvenuto l'autovettura, una Lancia Ypsilon risultata intestata alla sorella della vittima, e questo particolare lascia intendere che il giovane non fosse solo o che comunque qualcuno lo abbia raggiunto sul posto. L'arma del delitto, infatti, non è mai stata trovata, e l'ipotesi che si sia trattato di un omicidio volontario è ovviamente quella su cui tutti gli investigatori stanno lavorando, senza però poter escludere o confermare al momento alcuna pista. Si cerca di capire, attraverso i prossimi accertamenti, se il colpo sia stato esploso da distanza ravvicinata o meno, e se ci possa essere stata una colluttazione o un tentativo di spostare il corpo, visto che alcune ricostruzioni giornalistiche, seppur non confermate ufficialmente, avevano accennato alla possibilità che il cadavere fosse parzialmente ricoperto di sabbia o terra, un dettaglio che, se verificato, potrebbe suggerire un maldestro tentativo di occultamento da parte dell'assassino o degli assassini, i quali potrebbero essere fuggiti via dopo aver sparato.

Indagini serrate e ricerca del cellulare della vittima

I carabinieri della compagnia di Bra, sotto il coordinamento della procura astigiana, competente per i delitti che avvengono in questa porzione della provincia di Cuneo, stanno lavorando senza sosta per dare un nome e un volto al responsabile o ai responsabili di questo omicidio. Un elemento su cui gli inquirenti si stanno concentrando, in queste ore, è la ricerca del telefono cellulare della vittima, un oggetto che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire i contatti del ragabo nelle ore precedenti la morte e per capire chi potesse avere interesse a incontrarlo in un luogo così isolato e fuori mano. Non si esclude, ed è un particolare che trapela dagli ambienti investigativi, che il giovane, sebbene incensurato, potesse essere coinvolto in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti, e non è affatto raro che omicidi con queste modalità, un colpo alla nuca che richiama una vera e propria esecuzione, possano essere ricondotti a regolamenti di conti in ambito malavitoso. Tuttavia, si tratta ancora di ipotesi al vaglio, e gli stessi inquirenti mantengono il massimo riserbo, non confermando né smentendo alcuna pista, in attesa che siano proprio i risultati dei nuovi accertamenti tecnici, in programma domani, a fornire quelle risposte che finora sono mancate e a indirizzare le indagini verso una direzione precisa.

La comunità locale attende sviluppi mentre i carabinieri setacciano la zona

Nelle frazioni limitrofe, specialmente a Cinzano dove il venticinquenne si era trasferito da non molto tempo in un'abitazione popolare, la notizia del delitto ha suscitato sconcerto, ma sono in pochi a poter fornire elementi utili agli investigatori, poiché la vittima non era conosciuta dai residenti. I militari dell'Arma, nelle ultime ore, hanno setacciato nuovamente l'area del ritrovamento, alla ricerca di qualsiasi traccia o indizio che possa essere sfuggito al primo sopralluogo, magari un bossolo, un oggetto personale dell'assassino, o qualsiasi cosa che, unita ai rilievi della scientifica, possa comporre il puzzle. L'auto della sorella, nel frattempo, resta sotto sequestro, e non è escluso che nei prossimi giorni vengano ascoltati familiari e conoscenti per cercare di delineare la personalità e le abitudini della vittima, un passaggio fondamentale in ogni indagine per omicidio. La sensazione, leggendo tra le righe del riserbo della Procura, è che si brancoli ancora nel buio e che solo il responso dei medici legali, previsto per lunedì, possa finalmente spezzare l'impasse investigativo e permettere di iscrivere un nome nel registro degli indagati, qualora emergano elementi concreti a carico di qualcuno. Fino ad allora, il caso del ragazzo ucciso in quel campo continuerà a essere un giallo, destinato forse a risolversi solo quando si troverà il suo telefono o quando qualcuno parlerà.

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